Memorie perdute
E’ un vero peccato che non esista più un Alexandre Dumas junior che possa scrivere le memorie di Edmond Dantés. Bettino Craxi usava questo pseudonimo in vari articoli, negli anni Novanta, per avvisare la cosiddetta “classe dirigente” italiana dei traffici che erano intercorsi per quarantanni tra Armando Cossutta e il politburo sovietico moscovita. Il nostro settimanale Tempi uscì con diverse copertine sul ruolo dell’Armando alla fine del 1998 e nei mesi successivi. All’interno c’erano documenti non sbianchettati. Abbiamo appreso in questi giorni che la “Commissione Mitrokhin” , praticamente alla fine del 2004, è arrivata alle stesse conclusioni. Meglio tardi che mai! Ma quanto tempo è passato! Il “povero” Armando, monumento resistenziale e comunista, ha una “villetta” alla Cinque Terre; suo figlio fa il banchiere; la società italiana, economicamente e politicamente, è stata tutta falsata e squinternata in questi ultimi quindici anni; Massimo D’Alema recupera il ruolo di statista di Craxi; Piero Fassino e i suoi “prodi” straparlano di riformismo. La memoria non è uno dei pregi italiani. Speriamo per i nostri figli che, da qualche segreta, un abate Faria indichi tutti i “tesori” russi perché si possano almeno scrivere esattamente le “memorie perdute”.
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