Meno calcio, più strade
In Giappone se la partenza di un aereo è fissata alle 13.45, alle 13.45 l’aereo stacca il carrello dalla pista. Un giorno ci comunicarono, profondendosi in mille inchini: “Scusateci, partiremo con un quarto d’ora di ritardo, c’è stato il terremoto”. Non penso di trasferirmi in Giappone, ma quando vedo che venti centimetri di neve mettono in ginocchio la nazione, mi s’infiammano. Domenica ero su un treno quando ci hanno detto che il treno si era rotto e che avremmo dovuto trasbordare nel treno di fronte. Un’ora di ritardo.
Probabilmente, se stessi nel villino vicino a dove deve passare la Tav mi girerebbero, ma non ci sto e se i treni fossero più comodi e veloci, sarei più contento. La vita è fatta di sacrifici, il problema è che qualcuno dovrebbe cominciare. A volte bisogna fare un passo indietro.
Appoggio la proposta del giornalista della “Stampa” Roberto Beccantini: no agli Europei del 2012. Tanto, a noi del pueblo non ne viene niente. Invece di rifare gli stadi e di ripetere le torte del Mondiale del ’90, fate meglio treni, autostrade e aeroporti. Discorsi qualunquisti? Forse, ma Natale si avvicina e sento il bisogno di cose concrete, di regali durevoli, non della solita fuffa.
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