Meno doping più educazione
Il paragone l’ha fatto Attilio Tamburini, direttore di “Aiuto alla Chiesa che soffre”: i gruppi fondamentalisti che stanno proliferando all’interno di molte religioni assomigliano agli ultras del tifo calcistico. Usare la religione come pretesto per formare gruppi tribali violenti. Questi estremisti brillano per la rozzezza della conoscenza del loro credo e per la scarsa pratica del culto. Proprio come i devastatori di stadi, treni e centri storici, che di calcio non sanno nulla e ai quali delle partite in realtà non gliene importa niente, tanto che gli scontri cominciano ancora prima delle gare.
Scusate, ma non sobbalzavamo di fronte alle carrellate delle telecamere sulla griglia di partenza delle gare femminili ai Mondiali di Atletica? Se erano velociste, deltoidi, bicipiti e trapezi ipertrofici ci invadevano lo schermo; se fondiste nessun maschio normale a quella vista, scusate la crudezza, avrebbe prodotto una sola molecola di testosterone. Per non parlare degli automezzi per movimento terra camuffati da lanciatrici. Ma poi, con tutta naturalezza, davanti al magro medagliere ci stracciavamo le vesti: che figura l’Italia! E questo non è usare il corpo come un’arma, solo che in modo più ipocrita di chi fa esplodere i kamikaze? Non è dimenticare l’umanità di quella persona esclusivamente per lucrare vantaggi dalla sua componente fisica? Non è anche questo l’esito di un indottrinamento simile, solo che più subdolo e strisciante, che ci fa dimenticare la realtà umana di quel corpo in nome di un obiettivo ideologico? Mano al portafoglio genitori: un milione di euro a chi ci porterà educatori che facciano crescere l’umanità dei nostri figli nello sport.
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