Meno scribi, più Carver

Di Luigi Amicone
19 Gennaio 2006
CI FOSSERO MENO SEPOLCRI IMBIANCATI E FLAVIA LEGGESSE DI BUD&OLLA

Avete notato che più si avvicinano le elezioni, più il panorama si popola di scribi e di farisei? Chi non vuole abrogare la 194 è qualificato di “nazismo” – cose da pazzi – da vecchie beghine che si fanno eccitare dai Flamigni dell’abortismo maschilista del circuito mediatico. Chi vuol saperne di più di quei 50-60 milioni del “Cuccia rosso” che giocava a nascondino nei paradisi fiscali, prenderebbe parte alle «aggressioni che minacciano un sereno svolgimento delle elezioni». Casini cita l'”avanspettacolo” perché ha una voglia matta di fare la ballerina e Prodi sfoggia “amarezza” per fingere di smarcarsi dai Pacs e tenersi la botte piena dell’Unione e la moglie ubriaca dell’Arcigay.
Altra è la lingua che sgorga dall’esperienza che si offre all’aria aperta, che sta al sole senza la bombetta di Mr. Etica e, sotto il temporale di una crisi uterina, senza l’ombrello di Miss Femminista. La lingua ad esempio di un racconto di Carver, dove una coppietta annoiata che per non cavarsi gli occhi vede solo tv e non vuole avere figli, capita di malavoglia nella casa di amici e di primo acchito maledice di aver buttato via la serata con gente con cui non sa di cosa parlare, con un bambino brutto come la fame, un pavone che strilla e un calco di denti che fa bella mostra sul televisore. Apparenza orribile, che, invece, piano piano, prendendo i due confidenza con la realtà, facendone esperienza, sciogliendosi l’acido del pregiudizio, fa venir letteralmente a galla come “stanno” le cose. Tanto da ritornare a casa, i due, scoprendo addirittura il piacere di fare sesso per il piacere di cercare un figlio.
Ecco, sarebbe bello che lorsignori facessero ogni tanto lo sforzo di dire agli italiani anche qualche parola diversa da quella di un’iscrizione da sepolcro imbiancato. Una parola che, ogni tanto, somigliasse a quell’attimo di verità che ci può essere tra un uomo e una donna, a casa di Bud e Olla.

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