Milano ’92. Da cosa ci salvò il Cav.

Di The Silver Team
23 Gennaio 2003
Questo è l’articolo di L.A. apparso su Tempi del 18 luglio 1997. Giudichino i lettori come si stava, allora, a Milano

«Succede talvolta che tra tanti innocenti che sono “solo colpevoli ancora da scoprire” ci sia anche un innocente. E purtroppo per i giudici che non devono assolvere mai, talvolta succede anche che i tribunali assolvano un imputato. E talvolta succede anche che il cittadino innocente esposto per un ragionevole lasso di tempo al pubblico ludibrio, dunque ingiustamente privato della libertà personale, dunque ingiustamente incarcerato, ricorra in giudizio e chieda un risarcimento. E anche succede, talvolta, che riconosciuto l’errore – la carcerazione preventiva, le false accuse, le sentenze sbagliate – un giudice provveda a restituire al cittadino l’onore perduto e lo Stato a concedere un simbolico risarcimento a colui che, nel frattempo, magari ha avuto qualche difficoltà a ricominciare da zero o è incorso in qualche guaio in famiglia o in qualche problema di salute. O si è trovato solo, col problema di sbarcare il lunario. Sono fatti spiacevoli, naturalmente. Ma cosa succede se “quel momento magico immediatamente successivo all’arresto” si rivela col tempo, dopo pazienti e meticolose indagini, un terribile fendente menato non soltanto a singoli individui ma all’intera collettività? Certo, quando si abbatte un bosco di malepiante dispiace ma è inevitabile, come diceva Stalin, che voli per aria anche qualche legno buono. Ma che dire se il napalm giudiziario di questi anni si rivelasse un giorno lo strano sistema utilizzato per piantumare sulle ceneri del vecchio bosco i verdi arbusti coltivati in vitro? Piccole notizie in questo senso crescono. Dopo il caso di un intero consiglio comunale abruzzese finito inquisito, costretto alle dimissioni e infine assolto (intanto però è stata eletta una nuova amministrazione comunale); dopo l’assoluzione e l’indennizzo di un certo ex assessore alla Regione Lombardia, Serafino Generoso (intanto però si è ritirato dalla vita politica); dopo cinque anni di cause per un presunto illecito in un appalto, anche il signor Giuseppe Adamoli, ex Dc, è stato pienamente assolto e risarcito. Protagonista delle indagini su Adamoli fu Antonio Di Pietro, il quale spiccò il mandato di arresto per l’esponente democrisitano (e lo fece eseguire con straordinaria rapidità) nella tarda serata del 24 novembre 1992, coincidenza vuole il giorno stesso in cui Adamoli aveva concluso con successo una lunga e difficile trattativa per la formazione in Regione Lombardia di una nuova giunta anomala allargata a Verdi e Pds ma a maggioranza Dc-Psi-Pli-Pri. Dite voi se, come hanno scritto i giornali, 10 milioni di vecchie lire sono un risarcimento eccezionale per 96 ore di prigione. Quante ne avrà perdute Adamoli per dimostrare la propria innocenza, recuperare l’onore perduto, sbarcare il lunario? E, indovinello, quesito, domanda: avendo un errore giudiziario arrecato un danno anche alla collettività (producendo il ribaltone della giunta regionale lombarda che in conseguenza degli imprudenti e sbagliati provvedimenti d’arresto, in data 12 dicembre 1992, passò da guida Dc a guida Pds), chi risarcirà i cittadini-elettori dello scippo di una stagione di democrazia?».

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