Milano, ritorno al futurismo

Di Persico Roberto
02 Maggio 2002
“Una guida per scoprire le bellezze artistiche del capoluogo lombardo”

Vladek Cwalinski. Il futurismo a Milano, 86 pp. Laterza, euro 7,75

Non è facile portare un amico a visitare Milano. Non è una città che si concede facilmente. Non si è mai preoccupata di imbalsamare e mettere in mostra la sua storia. Grandi artisti sono passati di qui, da Giotto a Leonardo, da Michelangelo a Brunelleschi, ma nessuno si è identificato con la città ambrosiana. Le tracce del loro passaggio non sono vistose. Bisogna saperle andare a scovare. Amici e nemici hanno a più riprese demolito, spianato, riedificato. Per antica vocazione, la metropoli lombarda guarda al futuro. E in quale altra città allora avrebbe potuto nascere una forma di espressione che fa del futuro la sua ragion d’essere? Per secoli in qualche modo periferica rispetto ai grandi circuiti dell’arte italiana (Firenze, Venezia, Napoli), agli inizi del secolo scorso Milano si trovò per una breve, esplosiva stagione capitale della pittura mondiale. Il futurismo fu forse l’unico movimento del Novecento italiano a imporsi come punto di riferimento anche all’estero. Patrioti fino al nazionalismo (diversi di loro allo scoppio della Grande Guerra si arruoleranno volontari, Boccioni vi troverà la morte), Marinetti e soci esultavano per aver strappato per un attimo a Parigi il ruolo di avanguardia del rinnovamento artistico mondiale. Di quella vicenda folgorante Cwalinski ripercorre le tappe fondamentali con passione, chiarezza, competenza. Racconta eventi, rievoca polemiche, descrive opere. Invita milanesi e non a un itinerario di riscoperta nei musei e nelle collezioni della città. Anche Milano ha qualcosa di bello da offrire a chi ha la pazienza di cercare. Cwalinski è una guida ideale.

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