Mimun si toglie i sassolini

Di Nouri Michelle
08 Marzo 2007

Dodici anni di seguito direttore di Tg. Otto anni alla direzione del Tg2, quindi senza soluzione di continuità quattro anni direttore del Tg1. Quarantacinquemila edizioni di telegiornale dirette. Questo è il curriculum di Clemente Mimun prima di passare a dirigere la Testata servizi parlamentari della Rai nell’ottobre scorso.
Direttore, è il record italiano assoluto?
Assoluto e imbattibile, credo. Ho cercato di restituire quello che mi era stato affidato con gli interessi. Sono interessi abbondanti.
Infatti da direttore del Tg1 hai riconquistato il primato degli ascolti sulla concorrenza. Eppure a settembre sei stato sostituito, sia pure da un grande professionista come Gianni Riotta. Come se lo spiega?
Col sistema dello spoils system. Quello per cui a ogni cambio di maggioranza di governo corrisponde il cambio anche dei vertici dei telegiornali e delle strutture importanti della Rai. Il Tg1 esiste da 54 anni. Per molti anni ha dominato incontrastato, poi quando è arrivato il Tg5 ha avuto un avversario. Quando sono arrivato io, nel maggio 2002, il Tg1 era un telegiornale che perdeva. Da allora ha vinto sempre. Pochi giorni fa è uscito il libro coi dati del 2006 della Rai. Sono molto divertenti. Il faccia a faccia Berlusconi-Prodi condotto da Mimun è il secondo programma più visto dell’anno dopo la finale dei Mondiali di calcio Italia-Francia. Il primo telegiornale nella fascia meridiana è il Tg1, il primo in quella serale è il Tg1. La diretta di cronaca più vista dell’anno era del Tg1. Il programma di approfondimento di prima serata piu visto è quello che viene dopo il Tg1. L’importante è che sia chiaro a tutti che la sostituzione non è avvenuta per motivi legati al profitto, al merito, ma per ragioni diverse. Dopodiché in bocca al lupo a tutti quelli che sono rimasti al Tg1 e a chi lo dirige.
Eppure le rimproverano sempre due-tre episodi, anzitutto il mancato audio dell’intervento di Berlusconi al Parlamento europeo in cui dava del kapò a Martin Schulz. Perché?
Se in 45 mila edizioni di telegiornale, io avessi fatto soltanto un paio di errori, ne sarei felice: ne ho fatti molti di più. Però anche se l’audio dello scambio Berlusconi-Schulz non è andato in onda, c’è andato integralmente quello che Schulz aveva detto e quello che Berlusconi aveva detto. Quindi stiamo parlando, come ho spiegato in Commissione vigilanza, di tecnicalità. Non una parola di quelle che sono volate tra Schulz e Berlusconi non è stata riferita ai telespettatori del Tg1. La cosa di fondo, però, è che penso di aver fatto sempre i miei errori in buona fede.
Dicono che lei ha inventato “il panino”.
Questa cosa è talmente divertente che ho deciso di aprire insieme a degli amici una panineria. Sarebbe un peccato sprecare tanta pubblicità. Io avrei inventato una pagina politica che prevede di “dare” prima quello che dice il governo, poi quello che dice l’opposizione, poi quello che dice la maggioranza. Ma questo è sempre stato nella norma nei telegiornali. Facendo gli ultimi cambiamenti in Rai, promisero importanti novità riguardo all’informazione politica. Ti comunico che non ci sono state. Io tra l’altro non la troverei un’offesa fare i panini, ma la verità è che non ne abbiamo mai fatti: chi pensa davvero che un direttore di tg passi il suo tempo a chiedere ai suoi giornalisti di fare così e cosà, venendo ascoltato da loro? Quando a guidare il Tg1 ero io, c’era la carica dei cento, quotidianamente, per polemizzare contro di me: sindacato, deputati. Oggi quando scatta per caso un attacco del centrodestra alla nuova direzione, scatta immediatamente il soccorso da parte di tutti gli esponenti politici del centrosinistra. Siccome con me non succedeva, comincio a pensare di non potermi definire lottizzato al 100 per cento.
Perché lei e Gad Lerner vi volete tanto bene?
Non mi sembra un argomento serio, Lerner. È una persona che mi mette tristezza. Non ci perdo proprio tempo. Andiamo oltre.
Quando è apparso in video l’ultima volta come direttore del Tg1, anche lei ha sventolato un foglietto bianco, ripetendo il gesto che fece Lerner quando si dimise da direttore del Tg1. Cosa voleva dire?
Ringraziavo la Rai per l’opportunità professionale che mi aveva offerto. Ho sventolato il fogliettino (facendo una piccola birichinata anch’io) per dire che io me ne andavo ma non avevo raccomandazioni da sventolare. Che ero diverso da lui. L’ho fatto per divertirmi. Non parlo del Tg1 almeno per un anno: non mi permetto di criticare un lavoro appena cominciato.
Lei ha avuto il coraggio di sospendere dal video per insubordinazione Francesco Giorgino al culmine della fama, scatenando le ire del Cdr. Lo rifarebbe?
Assolutamente sì. Tra direttori e conduttori, se viene a mancare la fiducia, è normale che si prendano provvedimenti. Però Giorgino è un bravo professionista ed è una brava persona: dopo un certo periodo è tornato in conduzione, in un’edizione diversa. I direttori non devono mai conservare rancori.
I rapporti con le redazioni che ha diretto hanno conosciuto alti e bassi, ci sono state tensioni. Perché?
Motivi politici. Io non sopporto quando la gente tutela le rendite di posizione a prescindere da quello che è giusto fare. Una redazione deve cercare di stare al passo coi tempi, non si deve sclerotizzare. Quella del Tg1 era una redazione assolutamente sclerotizzata con gruppi di potere interno che cercavano di condizionare il lavoro dei direttori. Ho detto dei direttori, non del solo direttore Mimun. Ma io ero poco propenso ad accettare condizionamenti, e soprattutto appena arrivato ho spiegato che dei conduttori in quanto tali non mi importava niente, perché mi interessava molto di più il prodotto collettivo che non gli acuti delle star. Insomma, non ho ottenuto una predisposizione positiva. Ci vuole un fisico bestiale per fare il direttore di un tg Rai. Sono talmente tante le cose burocratiche, le beghe sindacali e quelle politiche, che poi al lavoro non si dedica tutto quel che si vorrebbe. Se avessi avuto cinque minuti di tempo in più, mi sarei dedicato di più al giornale. Non a inventare il modo per fregare l’opposizione.

michelle.nouri@infinito.it

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