MIna educa, Veronesi mortifica, la Ue ci farà una sura

Un bello spirito, il professore Veronesi, sbigottisce con il suo: ‘morire è un diritto’. Sapevo che fosse un destino, ma che fosse un diritto l’ignoravo: ne farei volentieri a meno.
Tutto, paradossalmente, prende le mosse da questa diatriba che contrappone i ‘vivisti’ ai ‘mortisti’, cioè fra coloro che affidano alla vita il morire senza alcun intervento volontario che ne stabilisca la fine e quelli, filantropi, che porrebbero fine alle sofferenze uccidendo l’infelice.
Celestino Ferraro, Via Internet
Dall’uomo-scimmia all’entusiamo-eutanasico. Mortificante.

Caro direttore, a Strasburgo, con i festeggiamenti per il 50° anniversario dell’adozione della bandiera europea, si è celebrato l’ennesimo atto di ipocrisia e di tentativo di rimozione delle radici cristiane dell’Europa. Nessuno infatti ha ricordato la vera storia di tale bandiera ed il significato della stessa. Nessuno, nella moderna, emancipata ed anticristiana Europa del 2005 avrà il coraggio di ricordare che il designer, Arsène Heitz, vincitore del concorso bandito dal Consiglio d’Europa per la bandiera comune si ispirò alla Medaglia Miracolosa coniata a seguito delle apparizioni, nel 1830, a Parigi, di santa Catherine Labouré, di cui lo stesso era fervente devoto.
Il sito Internet dell’Unione Europea, a proposito del numero di stelle che appaiono nella bandiera, afferma che ‘il dodici è un numero simbolico che rappresentata la completezza. Si tratta inoltre ovviamente del numero dei mesi dell’anno e delle ore indicate sul quadrante dell’orologio’. Non credo che mai leggeremo la verità su cosa ha ispirato davvero quelle stelle e cioè il brano dell’Apocalisse in cui si narra : ‘Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle’. Né credo che mai leggeremo che tale bandiera fu adottata ufficialmente in un giornata molto particolare per i devoti della Vergine (8 dicembre, festa della Immacolata Concezione).
Vittorio Colella Albino, Roma
Mi sa che siccome alla Ue hanno una paura della Madonna, la prossima volta per spiegare le stelle ricorreranno a una sura.

Gentile direttore, prima ero molto perplesso per i soliti casinisti ambientalisti che stanno bivaccando in Val di Susa contro la realizzazione della tratta ferroviaria ad alta velocità. Poi mi sono letteralmente disgustato vedendo i preti che organizzano la veglia di preghiera con lo striscione ‘No TAV’, nonostante le prese di distanza del loro vescovo (non ci sarebbero motivi più urgenti e gravi per vegliare e pregare?). E, dulcis in fundo, i francesi sono tutti favorevoli per quanto riguarda la tratta del loro territorio: sono loro incoscienti o ingenui oppure sono i piemontesi che non permettono neanche le prime perizie e i primi scavi?
Davide Caminiti, Via Internet
Per non toccare i giardinetti di casa loro una volta i re sabaudi andavano in Sardegna e la disboscavano per fare traversine delle ferrovie piemontesi. Adesso che c’è l’Italia qualche valligiano sabaudo vorrebbe fermare un’opera che si fa in tutta Europa. Roba da matti. Per fortuna sulla Stampa (piemontese) c’è ancora gente come Mina. Che ha appena scritto ‘del casino delle parole che non dicono più niente’ e del fatto che se non si passa in fretta dai cori da curva sud a un impegno collettivo di conoscenza e di educazione (appello di settimana scorsa sottoscritto anche da Mina), altro che Tav: i dominati dagli slogan faranno dell’Italia un sol fascio.

Caro direttore, probabilmente per un refuso, per la seconda volta sul Tuo giornale, presentando l’intervista, sono stato indicato come Consigliere diplomatico della Nunziatura Apostolica presso le Comunità europee, mentre, come Tu sai, sono un semplice collaboratore della Nunziatura. Ti chiedo quindi la cortesia di voler pubblicare la rettifica. Grazie un caro saluto
Giorgio Salina
Non ci sarà una terza volta, caro collaboratore. Grazie.

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