Ministri in pillole (e metadone)

Di Tempi
15 Dicembre 2000
Consulte di esperti e operatori controllati dai ministeri, somministrazione controllata di metadone, irregimentazione dei tossicomani nei Servizi Territoriali e semilegalizzazione di cannabis (ma vietato fumare tabacco). Mentre il consumo di droghe (come l’ecstasy) è in crescita esponenziale tra i giovani. Note a margine delle stupefacenti dichiarazioni del ministro Umberto Veronesi

Lo sconcertante intervento del ministro della Sanità Umberto Veronesi alla III Conferenza Nazionale sulle droghe (Genova, 28-30 novembre) è stata la degna conclusione di un evento organizzato in pompa magna e perfetto stile “bulgaro” dal governo (organizzazione di tipo partitico, con conferenze preparatorie regionali dove la burocratizzazione è stata tale da rendere impossibile qualsiasi dibattito aperto). Un discorso, quello del ministro, che avrà fatto senz’altro molto piacere al Forum Droghe – quelle anime belle che vorrebbero promuovere “l’uso terapeutico della canapa, la costituzione di injecting rooms in tutte le Regioni e, in generale, le politiche di riduzione del danno” (per intenderci, la somministrazione controllata di metadone ed eroina, ndr) – oltre che allo stesso ministro della Solidarietà sociale Livia Turco. Veronesi si è detto “lieto di poter annunciare che dal 1996 al 1999 c’è stato un lento ma costante calo delle morti per droga. Un dato confortante che si spiega innanzitutto con l’utilizzo del metadone. I dati scientifici dimostrano inequivocabilmente, anche nell’uso a breve-lungo termine, i benefici che questo farmaco è in grado di fornire nel trattamento e nella riabilitazione dei tossicodipendenti da eroina… e strategici in questo sono stati i SerT (servizi territoriali con medico, psicologo e assistente sociale). Questi centri disegnati sulla mentalità dei giovani hanno fatto un lavoro magnifico e costituiscono una risposta a 360° alle necessità dei malati, il punto di cura e orientamento che poi indirizza i malati ad altre realtà di aiuto”. Purtroppo la realtà non è esattamente al passo con queste belle parole anzi, a dirla tutta, è lontana anni luce. Il calo delle morti per overdose ad esempio, sarà probabilmente vero (nonostante la cronaca milanese della passata settimana abbia registrato due tragiche morti proprio per overdose di eroina), ma curiosamente le statistiche del ministro ignorano la mortalità “coperta” dei tossicomani in trattamento sostitutivo prolungato per incidenti e traumi di vario genere, come pure i morti da terapia metadonica. Il dato certo invece, è l’incremento costante dei tossicomani in carico ai servizi pubblici e privati dal 1991 ad oggi (vedi tabella). Tra questi è in crescita il trend dei tossicomani in carico direttamente ai SerT, dove prevalgono approcci al problema droga centrati sul farmaco sostitutivo, il metadone appunto. Ma se la retorica ufficiale insiste nel sostenere che nei SerT si fa anche riabilitazione, i dati rivelano che – nonostante esistano terapie farmacologiche con un effettivo carattere sostitutivo praticabili anche nei Servizi territoriali – questi trattamenti sono percentualmente crollati dal 7% (valore già di per sé non entusiasmante) del 1991 al 5% del 1995, fino al 2-3% di oggi. A vantaggio, naturalmente, di sostanze affini alla droga stessa. I benefici di questa strategia? Anzitutto l’età media di chi frequenta i servizi del SerT in costante aumento (vedi tabella). Vale a dire: poiché le cure che dovrebbero liberare dalla dipendenza alle droghe sono inefficienti, i drogati invecchiano nei servizi. Così gli utenti tra i 30 e i 40 anni sono passati dal 30% del 1991 al 52,3% del 1998. Anche il metadone utilizzato “a scalare”, cioè per avviare poi terapie riabilitative, è passato dal 21% del 1991 all”11% del 1998, mentre nello stesso periodo quello utilizzato per il lungo periodo sale dal 9,3% al 25% (e oggi molto oltre). I teorici di questo approccio continuano a sostenere che è un modo per ridurre il danno dei tossicomani, ma studi scientifici seri e documentati non sono mai stati finanziati (né desiderati). Infine, sorprende l’enfasi di Veronesi sulle nuove droghe. Dice il ministro: “Chiunque abbia una certa conoscenza del mondo giovanile, e non serve un osservatorio medico (sic!), sa che le droghe leggere, usate in genere e in occasioni particolari come la serata in discoteca, sono vere e proprie sostanze di uso voluttuario. Le statistiche epidemiologiche affermano che la mortalità per droghe leggere è uguale a zero… le droghe leggere possono essere oggetto di nuove proposte più aperte”. Eppure sono proprio i consumatori di sostanze come l’ecstasy e i cannabinoidi (oggi venduti a percentuali molto alte di principio attivo) a non trovare spazio nei servizi pubblici (nel 1998 i SerT hanno accolto solo uno 0,7% di consumatori di ecstasy) e a sfuggire del tutto alle rilevazioni ufficiali, per cui si ha un’idea molto vaga del potenziale nocivo cui sono esposti. Da quali statistiche il ministro avrà tratto le sue conclusioni?

A cura di Giuseppe Mammana, Presidente Associazione italiana per la cura delle dipendenze patologiche

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