Mio caro padre
ma la cosa che conta è il camposanto. Non ho mai prestato fede alla storia dei patriarchi, ma ora sì, perché l’ho vista. Non ti puoi immaginare la vivacità e la pienezza concettuale di questi grandi, vecchi uomini. Malgrado ogni violazione delle comuni, maledette, regole dell’arte, malgrado gli anacronismi e le fantasie più ardite e sfrenate: Lorenzo de Medici raffigurato come mago egizio e Castruccio degli Interminelli che fa ripetutamente la sua comparsa molto prima del diluvio, e tutti i patriarchi nei panni del XIII secolo… n’importe. Abramo resta comunque sempre lui. Abramo, Caino, Rachele e Rebecca, ci sono tutti in carne ed ossa, reali, visibili, creati, concreti così com’erano, come dovevano essere stati – non è possibile guardarli senza essere certi che hanno vissuto -, e gli angeli grandi, reali, e così possenti che ti senti sul volto il vento prodotto dalle loro ali, pur aspettandoti a ogni istante di vederli salire in cielo. Basta convincere qualcuno a guardarli e verrà via come le donne che lasciano il sepolcro «avendo visto degli angeli che dicevano che era Vivo». E la possanza di tutto questo consiste in un’esecuzione rispondente a una temeraria, coraggiosa, semplice verità, nessun brusio, nessuna nuvolaglia, nessuna oscurità, tutto è buona luce del Signore e bella verità. Abramo ti siede accanto intrattenendo gli angeli – puoi toccare lui e loro – e dietro di lui c’è una donna che porta agli angeli delle pere vere, pere concrete, e gli angeli hanno forchette, coltelli, e bicchieri e una tovaglia candida come la neve attorno alla quale siedono con le ali ripiegate e come san Tommaso puoi mettere il dito sull’occhio delle loro piume e credere. E l’angelo di centro ha sollevato la mano e sta dicendo ad Abramo con le labbra che si muovono che Sara avrà un figlio. E il volto di Abramo non rivela alcun dubbio e si limita a impugnare più stretto il coltello per la meraviglia e la contentezza. E Sara sta ascoltando avendo sollevato il lembo della tenda…
Il tuo affezionatissimo figlio
John Ruskin
(brano tratto da Ruskin, Viaggio in Italia, Oscar Mondadori)
Pisa, 18 maggio (1845), domenica mattina
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