Miraggio di una pace possibile
l Processo di Pace in Irlanda del Nord si è basato, fino a queste ultime elezioni, su una “gentile finzione”, mentre il Good Friday Agreement firmato nel 1997 con la mediazione di Tony Blair, più le garanzie telefoniche del primo ministro irlandese Bertie Ahern e del presidente Bill Clinton, è stato un documento di riconosciuta “ambiguità creativa”. La gentile finzione stava nel fatto che l’Ira e il Sinn Fein, ossia il suo ramo politico, fossero completamente separati l’uno dall’altro, e che il suo leader Gerry Adams e il capo negoziatore Martin McGuinness non facessero parte del Consiglio Militare dell’Ira (composto da sei uomini) e non fossero i comandanti militari dei racket nord-irlandesi che lo sovvenzionavano con bombe assassine ed estorsioni. Il governo inglese aveva aperto fin dal 1972 un canale di dialogo con Adams e McGuinness, e ne proteggeva la vita, esclusivamente perché, in quanto comandanti militari, potevano stabilire e garantire la tregua necessaria per avviare un processo politico di pace. Adams e McGuinness sapevano di non potere vincere militarmente e hanno adottato la politica del “fucile Armalite in una mano e una scheda elettorale nell’altra”. Hanno dato vita al piccolo partito Sinn Fein esercitando nello stesso tempo pressioni in Irlanda del Nord e a Londra compiendo attentati contro se stessi nel corso dei colloqui di pace.
L’ambiguità creativa
Alla base di questa politica di doppio binario c’è quella che possiamo definire una “ambiguità creativa”. I Repubblicani hanno infatti ottenuto il rilascio di terroristi già condannati in prigione, l’abolizione del Corpo di Polizia del Royal Ulster Constabulary (Ruc) e del suo apparato di sicurezza – oltre la sua sostituzione da parte del Servizio di polizia nordirlandese con un diritto di veto del Sinn Fein sulla scelta dei suoi membri – nonché un’Assemblea non monopolizzata dalla maggioranza unionista e con ministeri assegnati secondo il principio proporzionale. Questo fu possibile solo poiché gli Unionisti credevano che il Sinn Fein/Ira avesse acconsentito a “mettere fuori uso” entro l’aprile 2001 il suo massiccio arsenale di armi, che comprende sei tonnellate di esplosivo Semtex di produzione libica. Questo era naturalmente l’auspicio ma non la realtà dell’ambiguo processo, e finora il Sinn Fein/Ira ha “messo fuori uso”, con la supervisione internazionale, soltanto il 6% delle sue armi. Nel frattempo il capo dell’Ira responsabile di questo arsenale, Martin McGuinness è stato, fino al momento in cui Londra ha sciolto l’Assemblea per i dissensi scoppiati sulla questione del disarmo, il ministro dell’istruzione in Irlanda del Nord, spendendo per le scuole cattoliche (finanziate dallo Stato all’80%) almeno il doppio di quanto viene speso per quelle statali.
“Niente armi, niente governo” era lo slogan ufficiale del Partito Unionista. La linea degli unionisti democratici di Ian Paisley era che, siccome il Sinn Fein/Ira sembrava aver rinegoziato unilateralmente il Good Friday Agreement, questo accordo doveva essere nuovamente rinegoziato se non altro perché questi severi Presbiteriani della Parola vedono il diavolo nei dettagli e aborrono sia le gentili finzioni sia le ambiguità creative. I protestanti dell’Ulster hanno dato diciotto presidenti agli Stati Uniti, oltre all’accento e ai pionieri di frontiera. Per loro un Ulster britannico non è affato una cosa più strana di un’America “repubblicana” o di un Canada “lealista”.
Di fronte al dilagare della guerra internazionale al terrorismo, non sembra essere questo il momento per inopportune finzioni e dannose ambiguità. La coesistenza pacifica deve essere senza armi e senza ambiguità. La libertà può essere sia disarmata sia armata.
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