Miraggio italiano nel plat pays dell’Europeo

Di Roberto Perrone
21 Giugno 2000
Dal nostro inviato agli Europei

Cari amici, vicini e lontani (un minuto di raccoglimento per l’intramontabile Nunzio Filogamo), vi scrivo dalla tribuna del civettuolo stadio di Bruges (o Brugge). Tra un po’ Francia e Danimarca cominceranno la terza partita di questo stolido Europeo.

Anche dopo questi primi giorni di trasferta nel plat pays, sono arrivato alla solita conclusione: parlate pure male dell’Italia, bestie, ma poi fatevi un giro intorno e vedete l’effetto che fa. È da Italia ’90 che, a ogni manifestazione sportiva a cui partecipo, rimpiango il Mondiale italiano, corrotto, faraonico, vagamente mussoliniano (mancavano solo gli obelischi), ma così meravigliosamente comodo. Nel bailamme e nelle ristrettezze di questi stadioli tra canali e mulini a vento, subisco l’effetto-miraggio e, nella foschia del desiderio, rivedo belle ragazze in minigonna, scaglie di Parmigiano, cornetti cuore di panna, bibite più o meno gassate, ascensori spaziosi, tapis roulant, divani e moquette.

Alla fine del sogno bacio sempre Luca di Montezemolo sulla bocca. C’era spazio, c’era allegria, c’era il sole. C’era l’Italia. Parla come magni o magna come parli: in ogni caso il modo migliore per allungarsi la vita.

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