Missing a Bagdad

Di Tempi
30 Gennaio 2003
In una città kazaka dai tre nomi ma non segnata sulle cartine lavoravano gli scienziati che gli ispettori Onu cercavano in Irak. E lì preparavano armi chimiche

Stepnogorsk è una piccola città situata a circa 200 km da Astana, la nuova capitale del Kazakistan. Il suo nome non figura sulle mappe. E non perché sia ormai il terzo che cambia (prima del 1963 si chiamava Makinsk, poi ribattezzata Zelinograd-25): Stepnogorsk non è segnata sulle vecchie carte sovietiche perché è stata centro di ricerche militari top-secret.

La città segreta
Sotto la giurisdizione diretta di Mosca, questa città segreta era abitata da circa 50.000 persone che avevano un tenore di vita neanche lontanamente paragonabile a quello del resto della popolazione sovietica: salari alti, ampia scelta di prodotti alimentari, servizi, infrastrutture efficienti. Qui venivano i migliori laureati delle università più prestigiose, per lavorare al servizio del Ministero della Difesa sovietico. Ufficialmente a Stepnogorsk si estraevano oro e uranio, in realtà si fabbricavano armi biologiche: carbonchio, peste e vaiolo. Questo laboratorio bunker, costruito sottoterra e a prova di attacco atomico nel 1982 da una colonia di detenuti, non fu mai scoperto né dall’intelligence, né dai satelliti-spia americani. Nel sottosuolo di Stepnogorsk c’erano reattori atomici alti quattro piani, hangar di cemento armato e laboratori per gli esperimenti di simulazione di attacchi biologici sugli animali. A svelare l’esistenza di questo centro fu il microbiologo militare Kanatgian Alibekov, uno dei direttori del progetto, allorché, dopo il crollo dell’Urss, riuscì a fuggire in America e, sotto la protezione del governo americano, ne narrò i fatti in un libro, Il pericolo biologico. Ex-colonnello dell’esercito sovietico, Kanatgian Alibekov, che ora lavora per gli Stati Uniti con il nome di Ken Alibek, è il creatore dei batteri di carbonchio maligno “basilus antraksis” e l’ideatore, assieme al suo gruppo di ricerca, dell’arma biologica “Variant U”, assolutamente nuova e incontrollabile. Alibek è stato per anni consulente ufficiale al Pentagono, oggi è presidente della Hadron Advanced Biosystems, organizzazione privata di ricerca per la difesa contro le armi biologiche, e direttore del Centro di Difesa dall’Arma Biologica dell’Università di George Mason.

Il “Rinascimento” d’Aral
Oltre a Stepnogorsk, sull’isola Vozrogedenie nel mare d’Aral (al confine tra Kazakhstan e Uzbekistan), prima del 1989, c’era un biopoligono dove le armi biologiche venivano sperimentate. Motoscafi militari la sorvegliavano in permanenza e, anche se tra i pescatori locali circolavano strane voci, nessun abitante dell’isola sapeva precisamente cosa ci fosse oltre le mura e i cavalli di frisia che circondavano il poligono. Vozrogedenie (il suo nome significa “Rinascimento”) faceva parte del grande “arcipelago tossico”, in cui sorgevano 40 centri di ricerca scientifica, 125 impianti, laboratori e reparti dove lavoravano circa 60.000 persone. Fu scoperto quando, nel 1998, gli americani sbarcarono sull’isola in visita ufficiale. Scoperta non inutile. Se infatti già dal ‘92 tutto il personale di Vozrogedenie era stato evacuato (e i beni, le case, le auto, le attrezzature, abbandonati al saccheggio degli abitanti del posto) nessuno, prima della delegazione Usa, era penetrato nei laboratori segreti, molto probabilmente per timore di essere contaminati da qualche misteriosa sostanza tossica (tant’è che ancor oggi, ogni qualvolta una malattia si diffonde nella regione, subito gli indigeni ne addossano la responsabilità a qualche sostanza uscita da quel laboratorio top secret).

Le prove che Saddam ha mentito?
Lo smantellamento di tutto il complesso è cominciata nel 1997, quando Kazakistan e Usa hanno firmato un accordo per la distruzione delle infrastrutture dell’arma atomica sul terrritorio. Al posto del centro biologico militare di Stepnogorsk, gli americani proposero di creare un centro farmaceutico utilizzando tutte le attrezzature per la coltura del carbonchio maligno per produrre medicinali. Questo piano di conversione, chiamato “L’iniziativa di Stepnogorsk”, non è stato però ancora realizzato. Di fatto la fabbrica, costata quasi un miliardo di dollari, assomiglia adesso ad una discarica. Ma dove sono finiti gli scienziati che hanno lavorato in quei due siti per la costruzione di armi chimiche e batteriologiche? I rari specialisti in questo campo, perso il lavoro, sono fuoriusciti dal Kazakistan. Uno degli scienziati più famosi nel campo della microbiologia, G. Lepioshkin, considerato il padre dell’arma biologica in Kazakistan (ha diretto le ricerche a Stepnogorsk per 18 anni) e da anni emigrato in Russia, afferma che tutti i progetti di armamento vennero chiusi alla fine del 1989, all’epoca del presidente Gorbaciov, il quale avrebbe bloccato non soltanto il riarmamento biologico, ma anche quello chimico e atomico. Programmi in cui lavoravano dai 5mila ai 7mila esperti. Di cui, ufficialmente, circa il 40% è emigrato in Occidente (soprattutto in Europa, Usa, Brasile e Messico). Mentre degli altri – a detta di Kanatgian Alibekov, alias Ken Alibek – se ne sarebbero perse le tracce negli anni successivi al crollo dell’Urss. Quello che è certo è che la tecnologia dell’arma batteriologica oggi ha casa anche in Irak. Dove, secondo Lepioshkin, attratti dai lauti compensi promessi dal regime, si sarebbero stabiliti un buon numero di quegli scienziati che lavorarono a Stepnogorsk e sull’isola Vozrogedenie.

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