MISSIONARI NONOSTANTE LE SIMONE
Ogni volta che vedo la Pari e la Torretta mi viene alla mente uno sparuto padre missionario cappuccino che, al suo trentennale di sacerdozio, si mise a fare una prova di forza col nipote di vent’anni, alto e atletico e, ridendo, lo piegò a terra quasi senza sforzo. Seppi poi che il fraticello era rientrato qualche settimana prima dalla Tanzania perché molto malato e indebolito: non riusciva più a svitare, a mani nude, i bulloni saldati dalla ruggine, come aveva sempre fatto per mancanza di attrezzi adeguati. è quasi inevitabile ricordare anche suor Rachele mentre, anni fa, si addentrava nella savana ugandese per riscattare le sue ragazze rapite dai banditi dell’Lra e le suore che morirono contagiate dal virus ebola. Nell’ottobre 2002 vi erano, in tutto il mondo, 750mila missionari tra sacerdoti, suore, seminaristi e laici, 16mila dei quali italiani, e non passa mese senza che qualcuno venga trucidato, senza contare quelli che muoiono per malattie contratte in terra di missione. Un esercito che ha i suoi morti e i suoi eroi loro malgrado: no trumpet, no drums quando rientrano in patria, logorati dalla malaria o in una cassa da morto; ad attenderli i parenti stretti e qualche confratello. Così l’istintiva reazione, la reazione di milioni di italiani di fronte alle prime dichiarazioni delle due Simona (o Simone?) è stata quella di iniziare l’operazione “Enduring f*** y**”, uno “scusa, posso toccarti? ma và …”. Perché il problema delle due e di tanti altri operatori umanitari non è l’abnegazione o il sacrificio, che pure esistono: è il loro diritto di giudicare nazioni, popoli e governi con una sicurezza sconcertante, caratterizzando situazioni planetarie partendo dalla loro personale e limitata esperienza e sempre contro l’Occidente. I missionari cattolici, per lo meno quelli che non sono stati contagiati dall’odio contro la cultura che li ha partoriti ed educati, invece, giudicano di rado e, quando lo fanno, non gliene importa un fico se l’oppressore sia capitalista, musulmano, massone o comunista. Sarebbe bene che gli italiani, smaltita la sbornia da ostagge, si ricordassero dei 750mila che sono ostaggi dell’amore di Cristo per ogni uomo nato o concepito. Quanto alle due Simone (o Simona?) non si preoccupino: se fossero rapite un’altra volta, probabilmente gli italiani si mobiliterebbero di nuovo, per quel residuo di cavalleria medioevale che ancora abita nel cuore di un uomo che abbia sangue nelle vene.
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