IN MISSIONE PER CONTO DI THEO

Di Respinti Marco
02 Dicembre 2004
Riccardo Chiaberge, sulla prima pagina dell’inserto culturale domenicale de Il Sole 24 Ore (21 novembre), firma un “I teocon, le staminali e i valori di Ciruzzo” e descrive un mondo che conosce solo lui.

Riccardo Chiaberge, sulla prima pagina dell’inserto culturale domenicale de Il Sole 24 Ore (21 novembre), firma un “I teocon, le staminali e i valori di Ciruzzo” e descrive un mondo che conosce solo lui. Dice che in Italia chi fa ricerche sulle staminali «deve remare controcorrente, tra scogli burocratici, strettoie finanziarie e anatemi ideologici», eppure cita due ricerche recentissime, una dell’Istituto superiore di Sanità, l’altra del Centro cardiologico Monzino di Milano. Mi ero fatto un’idea del tutto diversa della clandestinità. Poi continua dicendo che chi da noi si occupasse delle staminali embrionali «finirebbe dritto in gattabuia». Mah… Quindi quadra il cerchio con una palese contraddizione: «L’embrione, in questo paese, può essere soppresso, ma non impiegato per salvare delle vite». Perché, quando viene “impiegato” l’embrione sopravvive? E poi: c’è nessuno che in questa smania di salvare vite umane abbia voglia di salvare la vita dell’embrione umano? Infine Chiaberge dà la stoccata conclusiva con un bel cortocircuito. Già, perché i compitini si fanno per bene e ogni compitino buonista non riesce a invocare il “caso umano” senza ficcarci dentro una tirata contro gli Stati Uniti boia. Chiaberge lo fa scomodando tanto di filosofo tedesco per stigmatizzare il «business del senso» (?), quel «risorgente bisogno religioso» che «non produce soltanto spiritualità autentica», ma che genera quell’“insensatezza” a cui è data la possibilità di «autoproclamarsi ricetta per il paradiso». A chi per un solo secondo avesse sospettato trattarsi del nuovo “mercato del terrorismo” islamico, Chiaberge sfoltisce subito la cresta denunciando le «leggi più illiberali» (?) e le «imprese belliche più rovinose». Ovvero Usa. Ovvero neocon e pure teocon. E procede dicendo che gli piacerebbe «che qualche volta i custodi della sacralità della vita», quelli «pronti a versare lacrime sugli aggregati di cellule strapazzati nelle provette», si accorgessero «degli aggregati più consistenti», vale a dire gli adulti. Gli credo quando scrive che i «valori fondamentali non vanno difesi soltanto nei laboratori di biologia molecolare o nelle cliniche della fecondazione assistita»: vanno infatti difesi anche nei media, quelli che fanno trend e opinione, quelli che se uno l’ha letto sul giornale allora è vero. Sull’inserto culturale de Il Sole 24 Ore, per esempio. Ma è la chiusa il vero capolavoro di Chiaberge: «Spiegatelo ai Savonarola “neocon”, o “teocon’” che flagellano l’Occidente scientista, senz’anima e senza spina dorsale. Forse sarebbe ora di chiamarli con il loro vero nome: non “teocon”, ma “teocyn”, cinici di Dio. O, se preferite, teologi del cinismo». Sì caro Chiaberge, chiamiamoli, chiamiamoci, con il loro vero nome: theocon con l’“h”. Non per anglofilia, ma per Theo van Gogh. Con il quale si può pure essere in disaccordo su tutto, tranne sul suo diritto, tipico di ogni «aggregato di cellule» umane (più o meno consistente), a dire e a sopravvivere. Have you heard lately?

Marco Respinti

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