MISSIONE MILANO

Di Bottarelli Mauro
23 Giugno 2005

«La responsabilità è nostra, dei partiti. Non abbiamo percepito l’importanza della partita in gioco, non abbiamo saputo cogliere i segnali che ci giungevano dai cittadini. Segnali contrastanti, prima la sconfitta alle provinciali, poi la vittoria alle regionali. Era giunto il momento di riaffermare la nostra presenza per rilanciare Milano, questione politica strategica non solo per le elezioni del prossimo anno ma per il decennio 2006-2016». Maurizio Lupi, commissario milanese di Forza Italia, non si nasconde dietro un dito quando gli si fa notare che per quanto i Navigli possano essere un main issue meneghino, l’ultima crisi politica innescatasi tra l’assessore ai Trasporti e alla Mobilità, Giorgio Goggi, da un lato e i partiti di maggioranza e il sindaco Gabriele Albertini dall’altro, non può risolversi invocando il misunderstanding dell’isola ambientale. Già, perché il 10 giugno scorso il buon Goggi nel corso di una conferenza stampa ha annunciato l’inizio dei lavori, scatenando le ire degli alleati: i quali, ritrovatisi attorno al tavolo da pranzo dal sindaco, hanno deciso per lo stop. «Prima di far partire i cantieri occorre un accordo in merito da parte dell’intera coalizione di governo», il diktat. «La conferenza stampa di Goggi è stata un errore – dichiara ancora Maurizio Lupi -, poiché è sembrata una fuga in avanti. Materie come traffico e viabilità possono diventare problemi seri se non sono affrontate con la giusta comunicazione».
Vista così sembrerebbe una mera querelle di amministrazione urbanistica, ma l’argomento in questione con il passare del tempo è diventato la vera e propria priorità cittadina, ivi compresa la pioggia di multe che sta alluvionando i portafogli dei cittadini e che rischia di ritorcersi contro – e pesantemente – alla Cdl alle prossime comunali. Ma verbali a parte, non è che qui siamo alla resa dei conti con gli “indipendenti”, dopo Carrubba il buon Goggi? «Lo escludo – chiosa Lupi – perché i due casi sono differenti. Carrubba era un problema del sindaco, Goggi è stato problema politico. Ripeto, dopo mesi di “disinteresse” i partiti sono tornati ad occuparsi direttamente della città, lavorando in chiave sia presente che soprattutto futura. Non si può disgiungere la giunta dai partiti come è stato fatto: in poco tempo abbiamo ricucito i rapporti con Albertini, riportato la Lega in giunta e concordato sulle privatizzazioni. Non mi pare poco». Nessuna caccia al “fuori linea”, quindi. Bensì la consapevolezza un po’ tardiva del fatto che tra nove mesi Milano, culla di tutto ciò che poi diviene fenomeno nazionale, andrà al voto e che forse la corda con l’elettore medio è stata tirata troppo. Ma, buoni propositi a parte, chi guiderà le truppe del Cavaliere sotto la Madonnina? «Se il ministro Moratti scioglierà le riserve, bene. Ma la questione al di là del nome è quella del lancio di un nuovo progetto a lungo termine, decennale, per questa città. Processo che non potrà prescindere dall’allargamento della Cdl a liste civiche e ad esponenti della società civile sull’esempio della giunta regionale. Dobbiamo aprirci alla città».
(MB)

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.