MISTER 21 MILA PREFERENZE
Mario Sala non è un politico. O almeno non lo è nel senso comune – e spesso deteriore nella sua accezione – del termine. Mario viene da un’esperienza che non finisce, viene da quel mondo di donne e uomini che nei salotti buoni chiamano società civile: lui la chiama popolo. Da signor nessuno è divenuto Mr. 21.009 preferenze, primo degli eletti nelle liste di Forza Italia alle regionali lombarde. Nessuno ha preso più preferenze di lui. Difficile, però, trovare anche qualcuno che ha incontrato più persone di lui: 7.500 in tre settimane suddivise in 130 incontri. Alcuni ufficiali, altri decisamente estemporanei: tutti, comunque sia, unici e incredibili. Banchetti per la strada e serate ad hoc, incontri con gli anziani e rimpatriate tra vecchi compagni di università: un tour de force che Mario Sala non dimenticherà nemmeno quando un po’ di sonno e di relax gli avranno restituito le forze spese in questa avventura iniziata come scommessa e finita in trionfo.
«Una delle cose più positive di questa campagna elettorale dura ma bellissima è stato il fatto che ho potuto fare ciò che volevo, ho potuto comunicare nel modo in cui ritenevo giusto farlo. Questo grazie a tanti amici che mi hanno aiutato da subito, da quella serata al Marriott in cui non ero ancora nemmeno candidato e guardandomi Mario Mauro mi disse: “Muoviti a riempire la sala, tra mezz’ora Formigoni è qui”. In quell’occasione, proprio perché era il prodromo di un qualcosa che ancora era in fieri, volli far capire da subito quale era il mio intento e presi in prestito i concetti e le parole di Dante nel De vulgari eloquentia. Si deve ritenere cosa maggiormente umana la comunicazione e perciò la correlazione con gli altri (l’essere sentiti) che non il soggettivo sentire («in homine sentiri humanius credimus quam sentire»). E poichè Dio stesso ha voluto che l’uomo parlasse anche quando comunica con Lui che tutto potrebbe discernere e sapere direttamente, le parole composte con ordine assumono un valore quasi divino. La domanda qui è: perché comunicare? Per renderci conto della nostra esperienza, per capire bisogna essere sentiti come dice Dante e non ascoltare come dice Prodi. Un’altra immagine che non dimenticherò, un momento straordinario di questa campagna è stato vedere come la gente del movimento lavora nei quartieri e nei paesi. Fa banchetti certo, fa volantinaggio ma soprattutto aiuta l’anziano a compilare i moduli, indirizza chi ha bisogna al Banco Alimentare piuttosto che a Obiettivo Lavoro, si rende partecipe di un’esperienza che non è una campagna elettorale per ottenere voti, ma una festa dell’accoglienza delle persone nella nostra storia condivisa e comune».
il marine santo versace
Di questa campagna elettorale, ascoltando Mario mentre la racconta con lo stesso entusiasmo di quando è cominciata, si potrebbe scrivere un libro: all’interno del quale la politica, intesa come purtroppo la intendiamo, occuperebbe certamente meno di uno striminzito capitolo. «Una cosa, poi, mi ha dato enorme speranza: il constatare che sul territorio sta realmente emergendo un nuovo blocco sociale, come ha raccontato anche Giorgio Vittadini. Girando nei quartieri e nei paesi vedi gente di diversa estrazione e di diverso pensiero che si mette d’accordo, che lavora insieme per dare corpo a quel concetto semplice e rivoluzionario che è la sussidiarietà. In questo senso il concetto di riformismo non è mera cucina politica, perché girando si vedono “opere” di tutti i tipi: le persone si incontrano, si rispettano, vanno incontro ai bisogni reali prima delle istituzioni. Ricordo quanto ho visto a Buccinasco e a Gaggiano, dove erano presenti tutti: da quelli di sinistra con il patronato, al movimento con le opere di carità, al sindaco del paese. Parlando di Buccinasco, poi, non posso non ricordare l’incontro con le “nonne”, signore anziane che mi hanno stupito come pensavo non fosse possibile. Solitamente – ed è accaduto – il candidato viene subissato di raccomandazioni univoche, ovvero il ricordarsi di essere stato un semplice cittadino una volta eletto: non sparire, non atteggiarsi, non distaccarsi dalla realtà. Loro no, loro mi hanno dato un’unica, splendida raccomandazione: di restare fedele a tutto ciò che ha fatto in modo di farmi arrivare qui oggi, la fedeltà alla mia storia e al mio percorso. Straordinario davvero, al pari dell’impegno in mio favore che ho riscontrato nell’ambiente del mio lavoro, nel mondo della moda, del made in Italy e dell’agro-alimentare. Santo Versace si è impegnato come un marine, pancia a terra, sempre in giro con i miei “santini” e sempre pronto a venire in ufficio per prenderne altri. Lo stesso è accaduto con due medici dell’Istituto Galeazzi, che mi hanno fatto incontrare tutti i loro colleghi e hanno spiegato loro, instancabilmente, il perché era giusto votare Formigoni e Sala».
il backstage della città
Una campagna elettorale da sogno, parrebbe. Tutto positivo, tutto incentrato sul dialogo costruttivo e l’incontro: possibile? «No, per carità. Ci sono stati momenti di confronto aspro, soprattutto per una questione di mentalità, di approccio alla realtà. Ho sentito tanta gente ricorrere ancora al mantra dello statalismo più deleterio, all’adagio in base al quale “ho bisogno, quindi lo Stato deve rispondere”. è un’impostazione difficile da sradicare, anche perché si basa su una sedimentazione culturale di decenni. A queste persone non ho potuto che ripetere fino alla nausea che la prima mossa da compiere, in quanto uomini, è di prendere in mano il proprio bisogno autentico – per dirla con Dàvila – vedendolo e vivendolo non come una maledizione contro cui combattere ma come una prospettiva che apre. Detto questo, le esperienze positive sono state la stragrande maggioranza. Come l’aperitivo a Fastweb insieme ai lavoratori oppure il giro dei quartieri più dimenticati insieme alla gente che li vive e li abita. Un’esperienza che ti mostra il backstage della città, ti svela angoli che non sapevi esistere. Situazioni dure, spesso, dove convivere con un’immigrazione difficile, con la solitudine degli anziani, con i piccoli esercenti costretti a chiudere».
Per Sala è poi «difficile da dimenticare la “festa” che mi hanno organizzato a Cassano d’Adda: eravamo in un’officina da gommista all’interno della quale avevano allestito un palchetto con il mio manifesto per farmi parlare. La cosa splendida è che hanno cantato tutto il tempo e io non ho potuto dire molto: ho preferito farli andare avanti, è stato bellissimo. Bellissimo anche il ricordo della mia festa “elettorale” di compleanno, con il video di Seedorf e Cordoba e l’appello di Santo Versace al voto “per legittima difesa” o l’incontro alla Cascina Pietrasanta di Abbiategrasso con i miei vecchi compagni di università della facoltà di agraria e con i vecchi professori: è stata una strana e piacevole sensazione quella di sentire i miei vecchi docenti fare appelli al voto in mio favore. Più di tutto non dimenticherò il pomeriggio passato al don Orione, tra i malati quasi tutti non autosufficienti: è incredibile come tra tutto quel dolore si respiri positività e speranza. è qualcosa che tocca, come quella direttrice di una scuola di suore che, dopo avervi fatto preventivamente capire che loro non si sarebbero schierate, mi lasciò fare un breve discorso di presentazione. Il giorno dopo mi chiese del materiale elettorale, “piccolo” però, che non ingombrasse».
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