Miti leggeri, stato pesante (e dell’odioso uso politico dell’accusa di antisemitismo)
Anche questa settimana Giuliano Ferrara e Antonio Socci ci passano il testimone della chiarezza in quel polverone sollevato attorno al caso Haider.
E così, mentre il direttore del Foglio ha denunciato la capacità manipolatoria della sinistra di matrice comunista, la sua cinica abilità nel giocare con la storia e fare uso politico delle cose più sacre, come l’Olocausto, Socci ha dimostrato che, da Marx alll’Urss, razzismo e antisemitismo sono nel dna del comunismo e certificato le buone ragioni con cui Berlusconi (e con lui The Economist) ha respinto la speculazione antiviennese (che in Italia punta a Bossi – ricorda Vittorio Feltri – colpevole di non mangiare più le sardine con D’Alema) fatta dai post-comunisti che siedono nei governi d’Europa.
Detto questo, resta il fatto che il primo risultato della pratica manipolatoria è, come ha paventato l’Elefantino, “la svalutazione delle idee” e “l’offuscamento del senso della storia”. Ma chi trae vantaggio da questa (indotta) svalutazione del pensiero e da questo stato confusionale collettivo in cui i media coltivano con egual enfasi la notizia di uno striscione per il gangster di Belgrado Arkan e quella del governo “nero-blu” di Vienna (a proposito: sapevate che è Haider, non il cristiano-popolare, il “blu”?), le domeniche ecologiche e le vittorie di Luna Rossa? Non è esattamente questa confusione di piani e di realtà, la matrice della lingua comune, ideologica e artificiale, che tende ad affermarsi nelle socialdemocrazie rosso-verdi? Non è questo orizzonte, zeppo di miti leggeri, di divieti pesanti e di capri espiatori indiscutibili, la premessa non di futuri radiosi, ma di cieli europei un po’ più plumbei? E in Italia, non c’è forse il rischio (che l’opposizione deve assolutamente evitare) di una reazione altrettanto integralista all’integralismo di una sinistra che con i suoi Berlinguer, le sue Bindi, i suoi Borrelli, pretende riscrivere i dieci comandamenti e farsi Stato, promettendo di accompagnare i cittadini dalla culla alla tomba, dalla scuola elementare agli stadi di calcio? Il problema posto all’Europa da fenomeni come Haider in Austria e Bossi in Italia, è che le opinioni pubbliche, toccate nella loro quotidianeità da una propaganda che non corrisponde agli enormi problemi posti dalla realtà (da quello dell’educazione dei giovani a quello della migrazione dei popoli, dalla disoccupazione, alla denatalità), sono sempre più esasperate e quindi facilmente inclini a un populismo che tende a organizzarsi intorno all’idea difensiva delle piccole patrie. Ma che cos’è questa “reazione” se non il risultato uguale e contrario all’offesa quotidiana arrecata alla ragione da una sinistra arrogante che ha rifiutato di dire la verità sulla storia, brandito come arma politica il manganello giudiziario, criminalizzato il centro democratico europeo e (nel disprezzo e livore per le opposizioni) seguita a produrre concentrazione di potere statalista in ogni piega della società? Chiaro che Karl Marx non è colpevole dell’Olocausto anche se ha scritto che “Noi riconosciamo nel giudaismo un universale elemento antisociale”. Chiaro che l’ebreo austriaco Theodor Herzl, padre e teorico del sionismo, non è un cinico filibustiere che avrebbe tifato Hitler in quanto ha scritto che “gli antisemiti saranno i nostri amici più devoti e i paesi antisemiti saranno nostri alleati”. Ma capiamo benissimo che se continua così, se la sinistra pensa di massacrare le opposizioni gridando al lupo razzista, fascista e antisemita ogniqualvolta perde le elezioni o emerge un problema politico serio, l’Europa (e l’Italia in primis) si infilerà nel tunnel di brutti conflitti, che non saranno di idee e di politica, ma solo di muri contro muri. E allora, come sempre, succederà che a perdere non saranno né le destre né le sinistre, ma solo i popoli. Come oggi succede al piccolo e ingiustamente criminalizzato popolo austriaco.
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