Mobbizzati
Nell’ultimo numero di Tempi (n. 9) Francesca Comencini è stata “pizzicata” per la sua regia di “Mi piace lavorare. Mobbing”. Sotto accusa la tendenza ad utilizzare la cinepresa con stile e arte da mobbing woman. Ma, oltre la polemica: che cos’è il mobbing? è una forma di terrore psicologico che viene esercitato sul posto di lavoro attraverso attacchi ripetuti e continuativi contro un lavoratore, da parte dei datori di lavoro, colleghi o sottoposti. Le forme che esso può assumere sono molteplici: dalla semplice emarginazione alla diffusione di maldicenze, dall’assegnazione di compiti dequalificanti alla compromissione dell’immagine sociale nei confronti di clienti e superiori. Lo scopo del mobbing è quello di eliminare una persona che è, o è divenuta, in qualche modo “scomoda”, distruggendola psicologicamente e socialmente in modo da provocarne il licenziamento o da indurla alle dimissioni. Il mobbing, oltre ad essere una grave lesione dei diritti del singolo lavoratore, danneggia anche le aziende, per un clima che riduce l’efficienza e la produttività. Allo stesso tempo si hanno ricadute significative anche sul complessivo equilibrio sociale. Si conta che ogni anno il 190% della retribuzione annua lorda del mobbizzato sia destinato alla spesa sanitaria ed assistenziale. Un recente sondaggio ha rilevato la presenza nell’Unione Europea di ben 12 milioni di persone colpite dal mobbing. Di queste, un milione e mezzo sono italiane. Il Parlamento europeo in una risoluzione datata 16 luglio 2001 ha invitato tutti i paesi dell’Unione a promulgare una legge con lo scopo di intervenire su questa problematica. Il termine ultimo era stato fissato per il 31 ottobre 2002. In Italia però nessuna legge è stata approvata. L’aspetto singolare di questa mancanza è dovuto al fatto che il progetto di legge è, di fatto, già presente nei cassetti ministeriali. L’ex ministro alla Funzione pubblica Frattini (ora agli Esteri) infatti, con un apposito decreto, aveva nominato una Commissione tecnico-scientifica, che dopo mesi di lavoro era stata in grado di presentare una disposizione di legge in sei articoli. Il notevole lavoro si era spinto sino a designare un protocollo medico attraverso cui individuare e diagnosticare patologie e danni. Perché ora il nuovo ministro Luigi Mazzella ha gettato al vento il lavoro fatto dal suo predecessore? Una risposta si rende necessaria.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!