Modello Parma
Gli imprenditori e parte del mondo cooperativo rosso, ex democristiani ed ex comunisti doc, fuoriusciti dai ds e margheriti defenestrati, le associazioni di disabili, ambientalisti, animalisti, ciclisti, e tanti giovani per davvero, a partire dal nuovo sindaco, Pietro Vignali, 39 anni, già assessore all’Ambiente e alla mobilità. è il “modello Parma”, che comincia a richiamare l’attenzione di chi altrove tenta con difficoltà nuove alchimie, alleanze possibili, geometrie variabili. Anche perché a Parma alle politiche il centrosinistra sfora senza troppo sudare il 55 per cento delle preferenze, ma nemmeno questa volta, ed è la terza consecutiva, riesce a riconquistare la città come in campagna elettorale aveva promesso Piero Fassino. In fin dei conti, di fronte alla sconfitta è stato il diessino Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia di Parma, a riconoscere con poche parole i motivi della vittoria di Vignali e dei suoi: «La giunta Ubaldi ha lavorato bene e si è fatta apprezzare dalla gente».
Lui, Elvio Ubaldi, padre e padrone di Civiltà parmigiana (lista civica che da sola fa il 20 per cento) è stato incontrastato sindaco di Parma per due mandati, sostenuto da una maggioranza che ti impediscono di chiamare di centrodestra, visto che An e Lega ne sono sempre rimaste fuori (anche se adesso in giunta un simpatizzante di An c’è, pure se senza tessera, come tutti tengono a precisare). «Noi non amiamo la partitocrazia e il centrodesta a livello nazionale sbaglia a definirsi così», è la lezione di Ubaldi. «è una cosa stupida collocarsi dentro schemi politici che risalgono all’Ottocento: bisogna invece parlare di moderati, di un’area allo stesso tempo civica, liberale, sociale, riformista».
Una concezione che si è trasformata in pratica politica e che nel tempo ha coinvolto uomini e donne, con storie anche su fronti opposti, che si sono scoperti accomunati dalla voglia di fare, cambiare, aprire, migliorare. Tanto che, nei nove anni di Elvio Ubaldi, si è diffuso nella città uno spirito riformista condiviso sulle cose concrete, allargando la schiera di collaboratori, propositori, sostenitori. Tanto che, alla fine, il sindaco uscente è riuscito ad averla vinta sulle segreterie di partito romane e financo su Silvio Berlusconi e a sostegno del suo delfino, Pietro Vignali, non c’erano simboli né bandiere, tutti confluiti in una sola lista, Per Parma con Ubaldi. Capolista, ovviamente, Elvio Ubaldi.
Con dentro 40 nomi di politici e di esponenti della società civile, dal centro a sinistra. Tanto che in campagna elettorale c’era chi definiva la coalizione a sostegno di Vignali di “centrosinistra”, mentre quella dell’Unione di Alfredo Peri di “sinistracentro”. Comunque, niente leader nazionali di partito in campagna elettorale, bandito l’ingresso in città anche all’ex premier. Unico testimonial ammesso è stato Roberto Formigoni, come esempio di buon governo all’insegna delle riforme. D’altro canto il presidente della Lombardia al “modello Parma” guarda con interesse, avendo già tentato una simile operazione alle regionali del 2005 quando però il suo listone riformista venne stoppato da un intervento di Berlusconi in persona, allora presidente del Consiglio.
Il nodo è proprio questo: le cose concrete che servono ai cittadini. In altre parole, il bene comune patrimonio di tutti. In questo senso si è mossa l’amministrazione di Ubaldi, attenta a raccogliere le richieste che arrivavano dai vari settori della società e dai singoli cittadini. E ancora di più accadrà ora che Vignali ha scelto per la propria «squadra di governo», come lui tiene a chiamarla, giovani uomini e donne che arrivano dall’associazionismo e dal volontariato, da Cl, alle cooperative di servizio legate a LegaCoop, all’Avis. Gente con la quale ha iniziato un percorso di costruzione del progetto poi sottoposto agli elettori, con la quale ha battuto palmo a palmo la città per farsi conoscere e meglio conoscere.
La famiglia prima di tutto
Ne è nato un programma che guarda al modello inglese per quanto riguarda la macchina comunale, più snella e accessibile, ma pensa a Parma come a una città che può competere in Europa puntando sulla logistica, sulla ricerca e sull’alta formazione. A partire dall’ormai affermata Authority europea della qualità alimentare, che a Parma ha trovato la sua sede naturale. Ma la priorità rimane la famiglia, per la quale è stata costituita anche un’agenzia per coordinare interventi «uscendo dalla logica delle risposte tradizionali di carattere assistenziale – spiega Pietro Vignali – intervenendo sulle tariffe in particolare per i nuclei numerosi e per quelli monogenitoriali, ripensando gli orari della città, ma anche attraverso le scelte urbanistiche, per la casa, sulla mobilità».
E ai servizi sociali è andato Paolo Zoni, 37 anni, già consigliere di Forza Italia nel passato mandato, uno che ha dato anche filo da torcere a Ubaldi: agronomo, Zoni è membro del direttivo del Banco Alimentare. Da lui ci si aspetta uno scatto ulteriore sull’allargamento della libera scelta per tutti i servizi. «Nella nostra regione impera ancora una visione statalista», spiega Fabrizio Pezzuto, referente parmigiano di Cdo Emilia. «Ad esempio, per quanto riguarda i servizi all’infanzia ai Comuni, non è data molta possibilità di ampliare l’offerta coinvolgendo il terzo settore che, tra l’altro, a Parma ha raggiunto livelli di eccellenza. Così ora la sfida è di trovare nuove soluzioni per rispondere ai bisogni dei cittadini: magari andando anche a scardinare anacronistici meccanismi centrali». «Affari di Zoni», chiude Pezzuto con una battuta per significare che la battaglia Parma contro tutti non è facile seppure possibile.
Altro caso parmigiano è il neo assessore alla cultura, Lorenzo Lasagna, 36 anni: membro dell’Anpi, ex Fgci, nel Pci dall’età di 18 anni, poi sempre nel partito, di cui è stato consigliere comunale negli ultimi cinque anni fino a quando, con la sua pattuglia di giovani riformisti, non ha varcato il Rubicone e aderito al progetto di Vignali. Insomma, un traditore, per i suoi compagni di partito. Anche se il consigliere regionale ds Roberto Garbi non si spinge oltre un «mi auguro che Vignali faccia una politica attenta più alle persone che alle infrastrutture, di dialogo con la Provincia e la Regione, perché con la competizione globale ci vuole più coesione fra i territori a prescindere dalle appartenenze politiche». D’altronde è lo stesso Lasagna a puntualizzare che lui rimane di sinistra, che alle politiche continuerà a votare a sinistra, ma che «a Parma è accaduto qualcosa di grande: si è parlato del futuro della città e non solo di voti raccolti. Parma vuole andare avanti e i risultati parlano da soli».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!