Moderno scolpito

Di Cwalinski Vladek
15 Dicembre 2005
LA SCULTURA ITALIANA DEL XX SECOLO IN MOSTRA A MILANO. DA BALLA A BACCIONI, DA FONTANA A MANZù, UNA RASSEGNA DA NON PERDERE

A Milano c’è ancora chi costruisce per l’arte. Visto che le istituzioni pubbliche talvolta tentennano, chi lo fa, e bene, sono i privati. è il caso della Fondazione Arnaldo Pomodoro, oltre 3000 metri quadrati situati su tre piani e realizzati con strutture interamente metalliche. Lo stabile è una ristrutturazione delle ex officine Riva Calzoni, dove si costruivano, a partire dal 1926, turbine idrauliche. Lo studio Cerri & Associati al quale è stato affidato il progetto ha realizzato uno splendido esempio di riqualificazione d’archeologia industriale, mantenendo intatte le caratteristiche esterne dell’edificio. Qui, oltre alle opere appartenenti alla collezione del noto scultore (milanese d’adozione, ma marchigiano d’origine), sono allestite mostre temporanee.
Questo prestigioso spazio è stato inaugurato il 23 settembre con la mostra “La scultura italiana del XX secolo ideata da Arnaldo Pomodoro”. è un’esibizione mastodontica con 150 opere, da Medardo Rosso, il grande innovatore della scultura fin de siècle, ad oggi. Le opere in parte provenienti dalla collezione personale dell’artista, in parte prestate da numerosi musei, sono la più bella rassegna dedicata alla scultura moderna in circolazione. Ci sono tutti, dal Rosso, con “Gavroche” (1883) all'”Aetas Aurea” (1886), con una mamma che abbraccia il suo bambino, realizzata in cera, ad Adolfo Wild. Sono presenti i futuristi, veri e propri rivoluzionari dell’arte italiana del 900, con i “Fiori futuristi” (1918-20) di Giacomo Balla, lo straordinario “Forme uniche nella continuità dello spazio” (1913) d’Umberto Boccioni, (quello che è riprodotto sul retro dei venti centesimi di euro), che rappresenta un uomo in corsa il cui corpo è interamente modificato dall’impatto con l’aria; fino a Depero con il divertente e coloratissimo giardino “Le chant du rossignol” (1917) di cartapesta, legno, ferro e gomma. Vi sono poi i grandi restauratori dell’ordine classico come Mario Sironi, presente con una “Cariatide scavata nel marmo” (1940), Arturo Martini, con “Le stelle” (1935). Ma il vero e proprio spartiacque tra le due guerre per idee, genialità e mestiere, è Lucio Fontana, del quale si presenta uno dei suoi capolavori: “Via Crucis” (1947), in ceramica riflessata. L’opera, anticipazione dello Spazialismo, raffigura un Cristo deposto e avvolto nel sudario dalle pie donne. Le figure sembrano galleggiare nello spazio.
Vi è inoltre l’altro grande scultore di quegli anni, Marino Marini con una “Danzatrice” (1949), dalla forma classica ma sintetica. Manzù è presente con una bella “Sedia con aragosta” (1966) dalla precisione anatomica rara. Vi sono poi Burri e Cascella, con “Scultura” (1978) e “Legame” (1970). Arnaldo Pomodoro fa gli onori di casa con due delle sue opere migliori come “Sfera” (1963) e “Ingresso nel labirinto” (1995), splendide e imponenti. Tra i contemporanei, oltre a Paladino presente con “Scudo” (2004), vi è Vangi con “Pietra nera” (1990), in roccia vulcanica, rappresentante un uomo avvolto in un mantello. Quest’artista, vero e proprio cultore della forma pulita, netta, uno dei pochi che non ha gettato via la lezione dei grandi del passato di fronte all’imperversare del minimalismo e del concettuale, è una delle più belle realtà dell’arte italiana contemporanea.

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