Modesta proposta: il 26 aprile diventi la “Giornata dell’obiettività storica”
Il 26 aprile del 1937 l’aviazione tedesca distrusse la cittadina basca di Guernica. Giornali e televisioni celebrano l’anniversario dell’inizio della strategia del terrore nazifascista, che sull’inerme cittadina fece le sue prime prove, massacrando i civili innocenti che affollavano il mercato di un centro privo di ogni interesse militare. Noi vorremmo invece ricordare l’inizio di quella campagna di disinformazione da cui ancora – a differenza della barbarie nazifascista – non ci siamo liberati. Perché Guernica non era un borgo privo di importanza militare, bensì un obiettivo strategico, accanto al ponte sul rio Oca, unica via di scampo per i repubblicani in ritirata, servita da un’importante linea ferroviaria, sede di depositi di armi e munizioni. Tanto che il delegato del governo Francisco Lazcano, consapevole del rischio di un attacco, aveva sospeso il consueto mercato del lunedì, che quel funesto 26 aprile non ebbe luogo. Gli apparecchi tedeschi non bombardarono la popolazione inerme, ma la linea ferroviaria, il ponte e la stazione; il resto lo fecero l’umana imprecisione, il vento e il legno di cui erano fatte le case della città: fu l’incendio a fare la maggior parte delle 126 vittime. Sì, 126. La cifra ufficiale, 1.654, è priva di ogni fondamento.
Salas Larrazabal, storico spagnolo, si è preso la briga di consultare i registri dell’anagrafe, parrocchiali, degli ospedali: i fatti sono quelli. Il suo libro è del 1987; in Italia è stato ripreso da Stefano Mensurati ne Il bombardamento di Guernica, cui dobbiamo anche le altre notizie. Ma ancora circolano le antiche leggende. Il 25 aprile è l’anniversario della liberazione dal nazifascismo; perché non fare del 26 la giornata dell’obiettività storica? Per onorare degnamente la memoria di quelle povere vittime, da settant’anni strumentalizzate.
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