Modificate le “raccomandazioni” che non lasciavano scampo ai prematuri

Di Tempi
13 Luglio 2006

“Fermiamo le cure intensive per i neonati troppo prematuri”, titola Repubblica il 2 febbraio, anticipando le “Raccomandazioni per le cure prenatali nelle età gestazionali estremamente basse” presentate all’Istituto degli Innocenti di Firenze da «tutti gli organismi più rappresentativi del settore», d’accordo, scrive Rep., che «a 23 settimane non esistono evidenze scientifiche per raccomandare l’inizio delle cure». Immediata la reazione dei membri dei succitati organismi, delle associazioni di medici e genitori scesi in campo per smentire l’esposizione del quotidiano di Ezio Mauro e dissentire dalle “Raccomandazioni” (vedi Tempi 11 del 9 marzo scorso). Il 18 febbraio, in un incontro ufficiale a Firenze la frase è attenuata: «A 23 settimane non sono generalmente indicati inizio delle cure e successive cure intensive». Il 30 maggio a Montecatini, nell’Assemblea della Società italiana di Neonatologia, e il 16 giugno a Parma, nell’Assemblea della Società italiana di Medicina perinatale, la dottoressa Maria Serenella Pignotti presenta una terza stesura del documento: «A 23 settimane l’intervento rianimatorio deve essere intrapreso (decisione che deve essere condivisa coi genitori) se il neonato mostra capacità di sopravvivenza». «Frasi sempre più attenuate – commenta Dino Pedrotti, neonatologo a Trento -, frasi generiche che hanno suscitato critiche sul metodo usato per affrontare un problema così delicato. Non dovevano essere date ai media la prima e la seconda stesura. Capiamo tutti che le 23 settimane sono una “frontiera”, una zona “grigia” in cui gli interventi debbono essere individualizzati nei centri più qualificati. Ma dove non si interviene i danni neurologici non sono inferiori e la qualità di vita per i micro-prematuri pare migliore dove si interviene individualizzando le cure. è incredibile leggere su Pediatrics come i tassi di mortalità infantile sono oggi minori in Italia rispetto a Olanda, Regno Unito, Usa: negli anni 70 eravamo il fanalino di coda».

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