Moffa non è estremista. E “Passion” di un 41bis
Caro Direttore,
la ringrazio di aver ospitato il mio intervento “Figli di Berlinguer” sull’ultimo numero. Vorrei però precisarle che contrariamente alla vostra presentazione non mi ritengo di “estrema” sinistra, ma semplicemente di sinistra. Non credo che difendere il carattere pubblico dell’università mi possa caratterizzare come estremista. Le dirò di più: uno dei primi interventi contro la riforma universitaria che più ho apprezzato l’ho letto, per la penna del prof. Nicola Matteucci, su Il Giornale alcuni anni fa. Su Repubblica invece passavano solo gli inni a Luigi Berlinguer, e venivano censurate (lo so per certo) alcune voci contrarie. Il problema è che oggi non si sa più dov’è la sinistra. Di certo non nel voto al centrosinistra. Cordiali saluti
Claudio Moffa
Ha ragione, caro Moffa, gli estremisti sono quelli come il naftalinico Canfora o il fuggitivo Vattimo, le cui opinioni antagonistiche sono direttamente proporzionali alle poltrone che vengono loro offerte, al Parlamento europeo o al Corsera. Gli estremisti sono i resistentissimi irakeni alla Claudio Grassi, il rifondarolo che parla come Bin Laden e intanto, novello Cossutta, fa pratica di cammelliere nel Prc per conto della “lista del faccione”. Gli estremisti sono un po’ tutti come fra’ Santoro, hanno il sacro fuoco dell’indignazione nel cuore e il doroteismo nel portafogli.
Ho incontrato mia figlia… e poi quando l’ho lasciata ero molto amareggiato pensando a quanto dolore sto facendo provare a tutta la mia famiglia. Anche se sono l’ultimo a poter fare critiche in questo senso, noto sempre più come non c’è più nessuno che difende la famiglia…
Chi vuole disgregare la società, comincia col frantumare la famiglia. Questo è il miglior inizio per realizzare il fine più ignominioso. Ma questa difesa non la portano più nemmeno gli uomini di Chiesa, e questo mi fa riflettere molto, perché se neanche la Chiesa difende la famiglia, vuol dire che tutto è perduto. E perché succede questo? Ritengo sia dovuto anche al fatto che neanche la Chiesa vuole più guardare al dolore come all’ultimo baluardo a cui bisogna aggrapparsi per non perdere la verità che la contraddistingue. E di questo mi son reso conto vedendo in televisione un’intervista con due noti cattolici che criticavano il film di Mel Gibson sulla passione di Gesù – in cui si vedono forse troppo brutalmente le sofferenze e il dolore – perché, dicevano, in questo modo si fa violenza contro gli spettatori…
Lettera firmata
In calce c’è un timbro: “visto per censura”, dal carcere di Novara, 41 bis
Sono un vecchio ingegnere (99 anni) che nella sua lunga vita di lavoro si è molto occupato di materiale ferroviario. Sono stato un direttore della Società Italiana Ernesto Breda che, nel secolo scorso, costruiva locomotive, vagoni ferroviari e altro. Mi è piaciuta molto la lettera “Il treno di Calalzo” di Marina Corradi e sono profondamente convinto che ha centrato nella sostanza il “miracolo” di quel treno. Grazie per averlo segnalato!
Cordiali saluti
Alessandro Reggiori
Oggi, 26 febbraio su Repubblica.it c’è «una raccolta di firme contro i progetti del governo con l’elenco di chi ha firmato» Io con due pseudonimi ho potuto firmare due volte e presentarmi come docente una volta della Sapienza di Roma, una volta della Cattolica. Un modo un po’ strano di raccogliere le firme. Di solito se uno cerca di firmare la seconda volta il sito dice: «ci spiace ma tu hai già dato la tua visione». Insomma, ci siamo capiti.
Samuele Boffi
Insomma, loro non sono leghisti, sono evangelici. «La Repubblica vi farà liberi».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!