Morire a quaranta metri dall’ospedale è in norma con l’idolo della legalità

Di Tempi
01 Febbraio 2007

Un operaio muore infilzato in un cantiere edile e non si può far altro che assistere alla sua agonia perché la legge vieta di intervenire ad altre persone che non siano i pompieri. Perciò, chiamate il 115 e guardatelo crepare nella legalità. Un uomo muore su un pullman di turisti e non si può fare altro che assistere alla sua agonia perché la legge vieta al personale sanitario di intervenire fuori dall’ospedale. Perciò, riprovate con il 118 e guardatelo crepare nella legalità. è un peccato aver ragione. Cosa vi abbiamo detto su questo giornale? Attenzione, questa ossessione per le regole finirà per farci perdere d’occhio la sostanza delle cose. Attenzione, leggi e procedure non possono diventare un fine. Altrimenti, da strumenti ordinatori, si trasformano in killer della convivenza civile. Purtroppo è fatale che all’epoca in cui il dipietrismo si è affermato come principio sacro, l’Italia sia andata progressivamente all’indietro. Non solo nelle classifiche dei paesi dove si vive meglio per benessere e qualità della vita (siamo scivolati dal primo all’ottavo posto negli ultimi anni), ma nella semplice percezione dell’affanno quotidiano. Chi trovate più in un condominio, in una scuola, in un ospedale che, invece di chiamare i carabinieri, filmare una scena per YouTube o prendersi cura del malato invece che della sola malattia, si assuma responsabilità e decisioni davanti a un bisticcio in cortile, a degli alunni indisciplinati, a un paziente che soffre? Chi trovate più che, davanti al più banale dei conflitti, non se ne venga fuori con il fatidico ‘ci vediamo in tribunale’? Bravi. L’Italia ha bisogno di una sana convivenza neutra, weberiana, rigorosamente regolamentata da procedure, attenta esclusivamente al rispetto delle leggi. Abbiamo le mani pulite. Peccato che non abbiamo più le mani.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.