«A morte i giornalisti infedeli»
Per aver scritto un articolo critico nei confronti della religione islamica e aver affermato la superiorità del cristianesimo e dell’Europa sulle religioni e le culture del Medio Oriente il giornalista azero Rafegh Taghi ha subìto, insieme al direttore del suo giornale, una fatwa iraniana che lo condanna a morte. La sentenza è stata emessa da Mohammad Fazel Lankarani, ayatollah della città santa di Qom. «Chi ha commesso questi reati» secondo quanto si legge nella fatwa «se è figlio di musulmani ha commesso il reato di apostasia, e se è nato infedele, ha recato grave offesa all’islam». La sentenza per un infedele o apostata che offende la religione islamica «non può che essere la morte». In Azerbaigian Rafegh Taghi è stato già condannato a due mesi di carcere per aver «seminato discordia religiosa».
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