Mosca e il Papa “senza rete”
Nel presentare l’opportunità della clamorosa visita del Pontefice romano in Ucraina, i rappresentanti vaticani hanno ripetutamente battuto il tasto dell’appartenenza di Giovanni Paolo II all’etnia slava, come occasione storica irripetibile per raggiungere quella comprensione reciproca tanto necessaria non solo agli adepti delle varie confessioni cristiane, ma in generale ai popoli dell’Europa. Si tratta di una prospettiva suggestiva e imprenscindibile, anche se più volte fallita nel precedente millennio di vita delle stesse popolazioni di ceppo slavo.
Giovanni Paolo II nella bocca del leone
È noto l’esito incompiuto della stessa missione istitutrice dei popoli slavi, quella dei monaci greco-macedoni guidati dai santi fratelli Cirillo e Metodio: pur miracolosamente benedetti sia da Roma che da Costantinopoli, non riuscirono a saldare la cerniera dell’Europa centrale, che rimase attraversata da una frattura verticale tra gli slavi orientali bizantini e gli slavi occidentali latini. Da allora l’Europa è stata lo scenario di continue guerre tra l’una e l’altra parte, l’ultima delle quali, la “guerra fredda” del secolo XX, ha segnato la riscossa “polacca” del carismatico Wojtyla dopo mezzo secolo di dominio russo-sovietico. Il girone infernale più “bollente” è stato sempre proprio l’Ucraina, il ventre molle del mondo slavo, che cambia padrone almeno due volte al secolo. Non si tratta di nazionalismi, semmai di continentalismi contrapposti e sovrapposti, in un’atmosfera di terrore generalizzato, in cui la Grande Terra euroasiatica è minacciata da ovest (gli euroamericani), da est (cinesi e giapponesi) e da sud (gli islamici), protetta solo dai ghiacci del nord, che custodiscono il segreto di una vocazione universale alla morte e alla rinascita. Non è da stupirsi se intorno alla pianura transcarpatica si schierano gli eserciti e si inviano messaggi di guerra; a dieci anni dalla fine di una battaglia, è tempo di prepararsi alla successiva. Almeno questa è l’intenzione di buona parte della dirigenza russa, soprattutto ecclesiastica, convinta che il mondo stia andando verso un conflitto universale di proporzioni ancora indefinite, ma certo assai più vaste delle guerre mondiali. In questo l’intuito slavo di papa Woytjla non fallisce: altrimenti chi glielo farebbe fare, a un’età veneranda e con una salute ormai agli sgoccioli, di gettarsi “senza rete” proprio nella bocca del leone, con una tenacia quasi superiore a quella dei primi anni ‘80, quando il giovane papa polacco sfidava il regime di Jaruzelski sulle piazze di Varsavia?
Nel nuovo disordine mondiale, il Papa ricomincia da Uno
Entro l’anno il pontefice ha promesso di assestare un altro paio di colpi ai fianchi, raggiungendo l’Armenia e il Kazachstan, anch’essi territori ex-sovietici strappati alle fauci dell’orso russo. Lo scopo del capo dei cattolici è pacificatorio, o come lui ama affermare, di «purificazione della memoria»: fare i conti con un passato pesantissimo, per evitare che possa condizionare un futuro che si annuncia già abbastanza drammatico. Il Duemila è davvero stato un “anno zero”. Il vecchio ordine mondiale sta saltando, gli imperi e le nazioni partorite dall’epoca moderna hanno ormai esaurito le loro funzioni, e pensare che tutto si risolva in un dominio mondiale delle multinazionali americane è un’ingenuità da lasciare al “popolo di Seattle”. Il futuro sta solo iniziando, come nella profezia evangelica, quando si solleveranno i «padri contro i figli, i fratelli contro i fratelli». Non più le nazioni o le alleanze militari, ma le regioni, le città, le famiglie del villaggio stanno rifacendo il mondo senza troppo curarsi della volontà dei potenti, chiusi in torri d’avorio tecnologiche, convinti che il mondo si esaurisca sugli schermi informatici o televisivi, e passi attraverso i codici a barre e le tessere di plastica. Gli slavi ortodossi, portati all’escatologismo proprio dei territori senza confini, prevedono la necessità di salvare un “resto” di uomini puri, pronto a ricominciare dopo l’invasione dei nuovi tartari, o addirittura a presentarsi direttamente al tribunale divino come difensori dell’umanità intera; gli slavi occidentali, guidati da Woytjla, vogliono ricominciare ora, ricominciare da Uno. Al resto del mondo rimane la facoltà di scegliere.
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