Motori

Di Morosini Nestore
31 Maggio 2007

Slk, in edizione speciale
Dieci anni sono passati da quando Mercedes introdusse sul mercato italiano ed europeo la prima coupé-cabriolet moderna, la Slk. Ricordo che, allora, c’era chi offriva anche 5 milioni di lire in più rispetto al prezzo di listino pur di averla subito, senza attendere i 4-5 mesi dall’ordine. Era una vettura tecnicamente straordinaria, perché apriva la capotta in una ventina di secondi e la richiudeva nello stesso tempo. Se l’operazione la facevi al semaforo si radunava un capannello di persone. Aveva motore 2.0 benzina, aspirato o sovralimentato, e anche un 2.3. Ma aveva un difetto abbastanza evidente: nel bagagliaio, con capotta aperta ci stava appena una valigetta quarantott’ore. Dopo averla tenuta, divertendosi, chi la possedeva la vendeva dopo qualche mese. Cosicché, dopo dieci anni, Mercedes ha pensato giustamente di presentarne un’edizione speciale, appunto la Edition 10, con alcuni distintivi speciali quali una vernice metallizzata particolarmente curata, cerchioni dedicati e abitacolo rivestito in pelle. Tutti elementi intesi a conferire all’Edition 10 un aspetto ancor più sportivo ma allo stesso tempo elegante, non disgiunto da una esclusività accentuata. La motorizzazione, però, si limita a due sole unità: la 200 Kompressor, motore quattro cilindri in linea da 163 cavalli, e la 280 con motore sei cilindri da 231 cavalli.
Il corredo di accessori è di tutto riguardo: clima elettronico e navigatore satellitare, sensori di parcheggio, sedili comandati elettricamente e sistema audio con lettore mp3. In più l’innovativo sistema di riscaldamento delle teste di guidatore e passeggero, per avere in ogni stagione il piacere della guida “en plein air”, anche a capotta abbassata.
La dotazione per il mercato italiano è limitata a cinquecento esemplari e si caratterizza per un nuova vernice metallizzata opaca a effetto seta.

Cayenne alla Transsyberiana
Non c’è un modo migliore, e non c’è un mondo migliore. Porsche è la ragione sociale di una azienda guidata con risultati finanziari da primato sull’intera industria automobilistica, ma anche e contemporaneamente un motore clamoroso di iniziative che hanno solo a che fare con la passione. Un abbinamento incredibile, se non è Porsche. Cayenne S parteciperà al rally Transsyberia 2007, che prenderà il via il 2 agosto da Mosca impegnando 27 equipaggi fino al traguardo finale di Ulan-Bator, in Mongolia. Un percorso di ben 6.200 chilometri su strade dissestate, piste sterrate e mulattiere con il lusso di un passaggio per il deserto del Gobi. Un lusso diverso, incredibile per una sport utility, se non fosse Porsche. Dopo il successo, nel 2006, di due Cayenne “private”, prima e seconda assolute, la casa di Stoccarda ha investito in un coinvolgimento più diretto, con la complicità e l’esperienza della divisione Motorsport, la stessa che realizza gli esemplari più sportivi della gamma, come la 911 Gt3 Rs. Porsche Cayenne S Transsyberia è una edizione speciale realizzata in 26 esemplari, capaci di offrire ad altrettanti clienti un mezzo altamente competitivo da utilizzare nel rally siberiano. La base meccanica è quella di Cayenne S di serie, a conferma delle capacità nascoste di questo modello, che hanno finalmente l’occasione di essere valorizzate a pieno. Solo ritocchi all’elettronica, dunque, per il motore standard, sei cilindri a V di 4,8 litri a benzina, da 385 cavalli, mentre il cambio automatico ha marce più corte per dare maggiore spunto nei passaggi impegnativi, e le sospensioni a controllo digitale sono state rinforzate per garantire la massima escursione a ogni singola ruota: poi ci pensa la trazione integrale a garantire spinta esattamente dove serve. Lunghissimi i test su ogni tipo di terreno, ma quello che colpisce davvero è la cura maniacale dei dettagli, in quella che resta pur sempre una versione speciale. L’abitacolo, rinforzato con una gabbia in tubi in acciaio, è naturalmente più spoglio ed essenziale, ma gli equipaggiamenti “da corsa” e i rivestimenti sono stati progettati e assemblati al millimetro, senza sbavature. Cayenne S Transsyberia resta una Porsche, e dunque non c’è un modo migliore.
Gianluigi Giannetti

La formula dei record? Qualità senza dispersione
La qualità assoluta – chiedetelo ai clienti – è indubbiamente quella del “mondo migliore” Porsche. Analisti e rivali hanno la fortuna, o la sfortuna, di guardare anche ad altro. Nel 2006 la casa di Stoccarda ha prodotto ben 102 mila vetture, record notevole ma diversissimo dal solito. Non c’è l’espansione indiscriminata di stabilimenti e capacità produttiva che affligge le altre case automobilistiche, costrette regolarmente dai momenti di stasi del mercato a tagliare occupazione e cedere quei rami d’azienda aggiunti per effetto del successo momentaneo di un singolo modello. La formula Porsche è “pianificazione senza dispersione”.
Boxster, Cayman, 911 e Cayenne sono quattro modelli disponibili in una sfumatura di versioni, capaci ognuna di soddisfare una clientela ben precisa, mentre l’arrivo della Panamera, l’attesissima quattro porte il cui debutto è previsto per il 2009, non stravolgerà l’equilibrio, portando il totale delle Porsche prodotte non oltre quota 110 mila esemplari l’anno. È questa la soglia ideale, secondo i manager di Stoccarda, che non perdono un colpo. Nel primo semestre fiscale 2006-2007, chiuso a gennaio, l’utile netto è salito a 1,05 miliardi di euro, mentre al termine dei dodici mesi, il 31 luglio, tutto fa presagire il record storico.
È così che Porsche si conferma l’azienda automobilistica di gran lunga più redditizia al mondo. Non c’è un modo migliore.
[g.gian.]

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