Motori
Quattro versioni, c’è anche il diesel
La missione Renault: entro il 2009, lanciare ventisei nuovi modelli, 13 dei quali in segmenti dove il marchio francese non è mai apparso, ad esempio tra gli sport utility. L’obiettivo è arrivare a vendere 800 mila vetture in più ogni anno. La missione di nuova Twingo: concretizzare. L’obiettivo è piacere davvero a tutti, con un look meno estroverso della originalissima progenitrice, che pure dal 1993 ad oggi è stata venduta in più di 2,4 milioni esemplari. Le city car di taglia piccola ormai non rinunciano a nulla. Dunque nuova Twingo va punto e a capo: né spartana né controcorrente.
Casomai, di vedute ampie. Design svelto, un frontale con tanta personalità e carrozzeria praticamente in due versioni, una più dolce e femminile con paraurti più arrotondati e una seconda più spigolosa, aggressiva, ma sempre esclusivamente a tre porte.Tanta visibilità a bordo e altrettanto spazio (+17 cm rispetto alla “vecchia”) per dare maggiore libertà di movimento ai 4 passeggeri. In più, negli allestimenti più ricchi, i due sedili posteriori possono anche scivolare in avanti, portando il bagagliaio dai 230 litri di capacità standard a quota 285, che diventano 959 con gli schienali abbattuti. In più, una ricchezza di equipaggiamenti che non c’è mai stata: sensori di parcheggio, navigatore satellitare, predisposizione per iPod o altri lettori musicali mp3 e connessione Bluetooth per il cellulare in vivavoce, da riporre in un “Organizer box” ricavato nella plancia. Per le signore, il “make-up box”, un kit per il make-up, completo di specchietto.
Una Twingo fatta per piacere a tutti, insomma, che diventa anche “My Twingo”, grazie a un programma di personalizzazioni con grande scelta. Fra i motori c’è l’1.2 benzina con due varianti a 8 o 16 valvole da 60 o 75 cavalli di potenza, ma anche in una versione Turbo da 100 cavalli, riservatissima a Twingo Gt. Arriva anche il diesel, che non c’era mai stato: il motore 1.5 dCi da 65 cavalli è un common-rail che sorprende per silenziosità. È una Twingo, anche se nessuno l’ha mai vista così.
Gianluigi Giannetti
Anche la C1 sposa Radio Deejay
L’operazione Citroën C2 Dj è stata un successo abbastanza marcato. Per questo la marca francese e l’emittente radiofonica milanese hanno messo a punto una nuova “creatura”: la C1 Deejay. In commercio a partire dal prossimo ottobre, con un prezzo di circa 12 mila euro, la nuova versione della city car C1 si affianca alle altre sorelline personalizzate: la Pinko (da 12.251 euro), la Sport (11.951 euro) e la Audace (12.751 euro). In altre parole, Citroën ha voluto proseguire la tradizione trasformista che sin dalla nascita contraddistingue la C1.
Il dj Linus, padrino della presentazione dell’auto, s’è detto soddisfatto dell’operazione e interessato al nuovo segmento di mercato in cui si va ad inserire la piccola francese: «Un’auto come questa è la naturale porta d’ingresso al mondo radiofonico. La radio è uno strumento che comincia ad essere utilizzato in modo consistente a 18 anni. E spesso quell’età coincide con l’acquisto della prima auto: abbinare il nome della nostra radio a un’auto che, per molti, rappresenta il primo acquisto ci sembra un modo molto coerente per andare incontro ai ragazzi».
La C1 Deejay sarà disponibile con la motorizzazione benzina di 998 cc da 68 cavalli nella versione a 5 porte. Oltre alla caratterizzazione estetica (modanature in plastica grigia satinata sul frontale, per ridisegnare la bocca, e nel posteriore), la C1 Deejay ha di serie climatizzatore, servosterzo, Abs, radio con ingresso ausiliare, vetri elettrici e chiusura centralizzata.
«Con la compatta Splash puntiamo in alto»
Una gran festa a Milano, allietata dalla comicità di Ale e Franz, per festeggiare i 25 anni di Suzuki Italia che ha annunciato l’ambizioso obiettivo di raggiungere la quota del 2 per cento sul nostro mercato. «Già nel 2007 venderemo 36 mila macchine – spiega il presidente Fujita -. Ma con l’imminente arrivo della Splash contiamo di crescere ancora e raggiungere l’obiettivo che mi sono prefissato fin dal mio arrivo in Italia». La Splash è la piccola compatta destinata a completare la gamma Suzuki: presentata come prototipo al Salone di Ginevra, verrà svelata in forma definitiva al Salone di Francoforte, a settembre, per essere poi venduta a partire da fine anno: il suo contributo alle vendite del 2008 dovrebbe consentire di superare per la prima volta il muro delle 40 mila macchine immatricolate.
La storia del marchio giapponese, come quella di diverse altre case asiatiche, cominciò un quarto di secolo fa grazie all’intuizione dell’importatore Romano Artioli con la sua Autoexpo, situata a Ora di Bolzano: fu lui (poi protagonista della sfortunata avventura con la Bugatti) a far conoscere agli italiani il marchio Suzuki, puntando su modelli come LJ80, SJ410, SJ413 e sul Samurai, il celebre Suzukino.
Nel 1995 la Casa madre è subentrata ad Artioli, spostando la sede a nord di Torino, dove sono concentrate tutte le attività del marchio, molto forte anche nelle due ruote. Oggi la rete Suzuki in Italia è formata da 95 concessionari, mentre la casa madre ha una produzione di circa 2,2 milioni di vetture, una taglia di poco superiore a quella del gruppo Fiat Auto. Nel 2006 si è fortemente ridotta la sostanza dell’alleanza tra Suzuki e General Motors: gli americani, che detenevano una quota del 25 per cento nel gruppo giapponese, sono scesi al 3 per cento restituendo al partner la totale autonomia.
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