Muoia il tiranno, il popolo viva
«Li avevo convinti, i capi della guerriglia. Erano d’accordo che era arrivato il momento di finirla con tutti questi orrori. Ma alla fine mi hanno detto: “Dobbiamo parlare di questo a lapwony, il grande maestro”. E lui la pace non la vuole. Ha fatto sapere per radio la sua risposta: “Bada a quel che fai, prete. Potete parlare solo con me, decido tutto io”. Padre Tarcisio Pazzaglia, comboniano marchigiano da 38 anni missionario fra gli acholi, darebbe il sangue per veder tornare la pace nell’Uganda settentrionale. E poco c’è mancato che gli toccasse per davvero: nell’agosto di due anni fa è rimasto coinvolto in una sparatoria fra governativi e guerriglieri ed è stato arrestato con la falsa accusa di complicità coi ribelli, poi rilasciato senza scuse. Insieme ad altri missionari stava in realtà compiendo una missione di pace, nell’intento di far deporre le armi ai guerriglieri. Oggi è un uomo sfiduciato: «I leader religiosi di questa regione, cattolici e protestanti, hanno fatto tutto quello che era umanamente possibile, a volte sfidando le ire del governo, ma è tutto inutile: i comandanti dei ribelli sono completamente soggiogati dalla personalità di Joseph Kony. E lui la pace non la vuole proprio».
Joseph Kony, lo spirito del male
Joseph Kony è il creatore, il gran sacerdote, il leader carismatico del Lord Resistence Army (Lra), l’Esercito di resistenza del Signore che sotto questa mistica definizione da 17 anni semina morte e orrore, ed è la più longeva ribellione armata a sfondo magico-religioso nella storia dell’Africa moderna. Quando sentite parlare di migliaia di bambini rapiti e trasformati per mezzo di violenze fisiche e psicologiche in macchine di morte; di ragazzine ridotte a schiave e ad oggetti sessuali; di stragi indiscriminate come quella che il 24 febbraio scorso ha fatto 200 morti, uomini, donne e bambini, nel campo profughi di Barlonyo; di labbra, nasi, orecchie, natiche e mani mozzate a colpi di machete e di coltello; di bizzarri riti a base di unzioni, aspersioni e formule magiche per rendere invulnerabili i combattenti; di feroci carnefici che si credono invincibili e protetti dagli spiriti e vittime che si considerano in balìa del potere di un potente stregone, ebbene sappiate che tutto questo esiste perché lo ha iniziato 17 anni fa Joseph Kony, a quel tempo un 25enne senza arte né parte, ma parente di Alice Lakwena, una famosa medium acholi che alla fine degli anni Ottanta aveva dato per un po’ filo da torcere all’esercito governativo scatenando un’orda di invasati che combattevano a petto nudo e con lance e frecce contro le mitragliatrici. Ma mentre le schiere della Lakwena furono spazzate via, insieme alle sue dottrine esoteriche, nel giro di un anno, Kony continua a far regnare il terrore e a tenere sotto scacco le truppe di uno dei più temuti eserciti africani su di un territorio grande come Lombardia e Piemonte.
Da dieci anni a questa parte Yoweri Museveni, inossidabile uomo forte dell’Uganda, annuncia che la ribellione sta per essere estinta e che la testa di Kony sta per cadere. Ancora di recente ha ripetuto: «Gli assassini della gente nel nord saranno uccisi». E la settimana scorsa ad un inviato della Bbc che lo intervistava in un accampamento militare: «Di questo passo finiremo il lavoro nel giro di due o tre mesi». Ma nessuno, dopo tutto questo tempo, crede nella soluzione militare sul campo. Su un punto invece gli ugandesi sono d’accordo col loro presidente con un’unanimità che fa ammutolire: Joseph Kony ed i suoi più stretti collaboratori devono morire. «Non crederò che il governo fa sul serio – dice Kenda Kotiina di Kabale – fino a quando non metterà sotto contratto un mercenario o un bounty killer per fare a Kony quello che in Angola hanno fatto a Savimbi. Un milione di sterline dovrebbero bastare a risolvere la cosa in poche settimane». Oriyem Okello è un acholi ed è figlio di Tito Okello, il presidente deposto manu militari da Museveni nel 1986, ma oggi è ministro dello sport nel governo di quest’ultimo. La settimana scorsa ha apostrofato piuttosto rudemente un ufficiale dell’ambasciata Usa in Uganda in visita a Kitgum, nel devastato nord: «Kony deve essere eliminato, e voi avete le informazioni per dirci dove si trova – ha detto –; se vi decidete a mandare un corpo speciale in Sudan a catturarlo, io mi unirò a voi». Giudizi frutto di un imbarbarimento? Sbruffonate di chi confonde la dura realtà con fantasie da film o da giornale a fumetti? Non si direbbe. Tommaso d’Aquino, che ha teorizzato la liceità della soppressione fisica del tiranno per il bene del popolo, probabilmente giustificherebbe questi terribili discorsi.
Una guerra che non può essere vinta
La guerra con l’Lra non può essere vinta militarmente o risolta per via negoziale per una serie di buone ragioni. Non può essere risolta con un compromesso perché la lotta armata dell’Lra non ha uno scopo politico, ma escatologico. Mira a “purificare” il popolo acholi, che così rinnovato sarebbe in grado di abbattere l’ateo Museveni e instaurare un governo dell’Uganda fondato sui Dieci comandamenti. L’Lra sottopone il popolo acholi a brutalità sconfinate, benché da esso provengano il suo leader e la maggior parte degli effettivi, senza rimorsi e senza la preoccupazione di privarsi di una base di consenso, perché la nascita del popolo nuovo, del nuovo clan acholi di cui Kony favoleggia (e di cui farebbero parte anche elementi di altre etnie “convertiti”), ha bisogno della morte di quello vecchio: «I vecchi acholi devono morire, ricominciamo dai bambini». L’allucinazione tribal-esoterica dell’Lra riecheggia l’allucinazione ideologica dei Khmer rossi cambogiani: sopprimere il popolo contaminato e creare un popolo puro a partire dai bambini.
Certo, questo apparato teorico può essere letto anche come la copertura di motivazioni più pratiche: in Africa, dove da tempo la politica è diventata guerra in contesti di totale destrutturazione sociale, si supplisce con l’intimidazione alla mancanza di consenso, si ricerca la sottomissione anziché l’adesione; si ricorre ai bambini per creare feroci combattenti perché sono i soggetti più malleabili; e divieti bizzarri fatti passare per comandamenti divini, come quello di non circolare in bicicletta, mirano più che altro ad un efficace controllo del territorio. Ma questo non modifica il giudizio circa l’impossibilità di trattare con soggetti del genere.
In secondo luogo, la guerra con l’Lra non può essere vinta per ragioni militari: il movimento riceve armi ed addestramento dall’esercito del Sudan, territorio che è retrovia e rifugio sicuro dei ribelli, e ha possibilità illimitate di reclutamento di nuovi combattenti attraverso il rapimento di bambini. Il sostegno sudanese all’Lra costituisce una rappresaglia per l’analogo aiuto che l’Uganda fornisce ai ribelli sudanesi dell’Spla, l’Esercito popolare per la liberazione del Sudan che dal 1983 combatte contro tutti i governi arabi che si sono succeduti a Khartum in nome dei neri del sud. Più volte Uganda e Sudan si sono accordati di cessare le reciproche interferenze, ma tranne che per alcuni mesi nel 2002, quando l’esercito ugandese è stato addirittura autorizzato a dare la caccia ai ribelli in territorio sudanese, la cosa non ha mai funzionato. La versione ufficiale del governo sudanese è che alcune guarnigioni nel sud agiscono senza la sua autorizzazione. L’Uganda, per non vedersi costretta a dichiarare guerra al Sudan, accetta questa versione di comodo.
Grande è la potenza del male
In terzo luogo, non è ipotizzabile una resa dell’Lra perché anche gli elementi più ragionevoli della sua dirigenza sono completamente soggiogati dalla personalità di Joseph Kony. Man mano che la guerriglia si è rafforzata militarmente, le asserzioni circa armi soprannaturali sono passate in secondo piano: anche i bambini soldato oggi si battono e uccidono più per compiacere i loro capi adulti e per evitare le crudeli punizioni, fino alla morte, che sono riservate a chi non obbedisce, e non tanto perché convinti che l’unzione, le formule magiche, i canti e le preghiere li rendano invulnerabili. Ma la credenza nei poteri soprannaturali di Kony resta fortissima in adulti e bambini: «Sono veramente convinti che sia posseduto da uno spirito molto potente – dice padre Pazzaglia – e che questo spirito, oltre a permettergli un contatto diretto con la divinità, gli consenta di scrutare nei pensieri di chi lo circonda. Raccontano storie di tentati tradimenti da lui sventati con la sola forza del pensiero. Nessuno dentro all’Lra si azzarderà ad organizzare una congiura contro di lui, questo è certo».
Se Kony e la cerchia ristretta dei suoi aiutanti fossero eliminati, la totalità dei ribelli deporrebbe le armi e l’incubo finirebbe: su questo punto le opinioni sono unanimi, persino il colonnello Walter Ochora, comandante del distretto militare di Gulu che deve fare propria la linea della guerra senza pietà all’Lra, ammette: «Gente come Vincent Otti, il vice di Kony che ha fatto massacrare 300 persone nell’area di cui lui stesso è originario, sa che non potrà mai tornare a vivere fra la sua gente. Ma altri comandanti vogliono la pace. Kony però è contrario». Purtroppo Kony e i suoi sfuggono alle azioni dell’esercito, e a pagare il prezzo dell’inefficienza delle forze armate è la povera gente. Anche recentemente i leader religiosi acholi, lango e teso hanno denunciato la situazione: «Spesso vengono annunciate grosse cifre di ribelli uccisi, ma noi sappiamo che in molti casi si tratta di bambini innocenti rapiti che perdono la vita in questi scontri armati… La situazione intollerabile e disumana di quasi due milioni di persone sfollate deve essere affrontata. I loro campi profughi, inadeguatamente protetti, sono diventati terreno di coltura di abietta povertà, collasso dei valori morali e culturali, rapida diffusione dell’Aids e di molti altri mali». Nel nord Uganda anche oggi c’è un’enorme disponibilità al perdono. I bambini che vengono recuperati all’Lra sono reinseriti nelle comunità di origine, che li accettano nonostante i delitti abominevoli che essi sono stati costretti a compiere, e che spesso ne hanno sfigurato l’umanità e la psiche. Ma fino a quando lo spirito del male non verrà privato della forma in cui si è incarnato, nulla di durevole potrà essere costruito. Per l’Uganda che piange da troppo tempo, cercasi disperatamente bounty killer.
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