Musulmani di serie B
Perché questa congiura del silenzio sulle atrocità nel Darfur? Perché nessuna voce musulmana si alza indignata a denunciare lo scandalo di una pulizia etnica di cui pagano il prezzo popolazioni di confratelli nella fede? Villaggi bombardati indiscriminatamente con centinaia di morti fra i civili o razziati e dati alle fiamme da milizie tribali, prigionieri passati per le armi a centinaia con un colpo alla nuca, migliaia di donne violentate, di bambini rapiti e schiavizzati, di profughi inseguiti, aggrediti e spogliati dei loro ultimi beni. Il numero delle persone uccise in un anno di violenze è lo stesso di quello dei civili travolti da un anno di conflitto irakeno: poco meno di 10mila. Eppure nessun emiro in giro per il mondo chiama al jihad, Osama se ne sbatte e la Commissione per i diritti umani dell’Onu, presieduta niente meno che dalla Libia, boccia una risoluzione di condanna proposta dagli Stati Uniti. Perché? Perché il Darfur non è mica l’Irak, in giro non c’è ombra di infedeli: in questa regione del Sudan occidentale a massacrare i musulmani locali sono gli arabi del governo di Khartum e delle milizie di nomadi a cavallo o a dorso di cammello che accompagnano l’esercito regolare. E gli arabi, si sa, sono musulmani di serie A. Vale lo stesso schema dell’Irak del tempo di Saddam Hussein: il rais massacrava curdi e sciiti a decine di migliaia, ma nessuno alla Mecca o ad Al Azhar diceva nulla, nessuno da Al Jazeera o da Al Arabiya sguinzagliava le troupes sui luoghi del delitto, perché si trattava di musulmani di serie B che un discendente del popolo del Profeta aveva tutto il diritto di togliere di mezzo se scuotevano il giogo arabo.
Oggi la storia si ripete: le numerose etnie africane del Darfur, note sotto il nome collettivo di durga, sono islamiche da secoli, ma non ne possono più della politica di favoritismo verso le tribù arabe presenti nei loro territori che i governi Khartum conducono da vent’anni a questa parte. Si sono perciò ribellate e nel febbraio di un anno fa due formazioni armate (l’Sla/m, Esercito/movimento per la liberazione del Sudan, e il Jem, Movimento per la giustizia e l’uguaglianza) hanno attaccato installazioni militari e occupato una piccola città della regione, in nome di un programma politico che rivendica la fine della marginalizzazione politica ed economica dei neri del Darfur, programmi di sviluppo per la regione, separazione fra stato e religione. Il governo ha reagito coi bombardamenti indiscriminati e lanciando contro i villaggi dei fur, degli zaghawa e dei massaleit (le etnie da cui proviene il grosso dei combattenti di Sla/m e Jem) orde di janjaweed, razziatori arabi che compiono le atrocità accennate in apertura e descritte nei particolari da rapporti di Human Rights Watch e Amnesty International. L’ascesa dei janjaweed è cominciata nel 1986, quando l’allora primo ministro Sadiq al-Mahdi decise di combattere la ribellione dei neri cristiani e animisti del sud organizzando in milizie bene armate e addestrate i nomadi arabi che da secoli perseguitano le etnie africane sedentarie con razzie che un tempo alimentavano la tratta schiavista verso la penisola arabica. Il loro compito era di fare terra bruciata nelle aree abitate dai dinka e dai nuer, bacini di reclutamento dei ribelli dell’Spla, l’Esercito popolare di liberazione del Sudan, e lo svolsero in pieno anche dopo che al potere ascese il generale Omar al-Bashir. Fra loro vi erano anche molti arabi del Darfur delle tribù baggara. Militarizzati e politicizzati, gli arabi del Darfur hanno cominciato a rivendicare maggiore potere nella loro regione di insediamento, dove tradizionalmente pascolavano su territori dati in concessione dalle autorità tribali delle etnie durga. E Khartum glielo ha concesso, creando province sotto il loro controllo e parcellizzando quelle a maggioranza durga per renderle più deboli. Logico che gli africani del Darfur si ribellassero. E si capisce perché Al Jazeera e Al Arabiya non amino troppo dare notizie e trasmettere immagini di questa guerra: dovrebbe spiegare che l’arabizzazione suscita la reazione armata persino dei musulmani che arabi non sono. Altro che il califfato universale…
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!