Musulmani e americani

Di Sorbi Mattia
09 Novembre 2006
Storie di integrazione scolastica e di complotti terroristici fra gli islamici della Grande Mela

New York
Sono circa un milione i musulmani che abitano nello Stato di New York, e circa 600 mila di loro solo nella Grande Mela. La vita della comunità islamica di New York ruota intorno alle 28 moschee presenti nel Queens, alle 27 di Brooklyn, alle 20 del Bronx, alle 17 di Manhattan e alle 8 di Staten Island. Ma si stima che il numero delle moschee presenti in città salga a circa 450 tra il centro di New York e Long Island, considerando che molti fedeli costruiscono dei piccoli luoghi di culto all’interno dei loro appartamenti, non visibili dalle strade.
I circa tremila studenti in età compresa tra i 6 e i 18 anni che frequentano le tredici scuole islamiche presenti in questa fetta di territorio sono il futuro di questa comunità, composta soprattutto da commercianti che, appena se lo possono permettere, scelgono d’iscrivere i propri figli in istituti non statali. Nidal Abuasi, un palestinese americano, è il preside della scuola Al Noor di Brooklyn, una delle più numerose di New York con i suoi 700 iscritti. Nidal racconta a Tempi che dodici anni fa, quando la comunità era alla ricerca di uno stabile dove poter avviare la scuola, «il vicinato reagì positivamente facilitando la vendita della proprietà immobiliare». Ma anche oggi i rapporti con le istituzioni e gli abitanti della zona sono ottimi. Il dipartimento dell’educazione riconosce all’opera di Abuasi una funzione pubblica utile per tutta la città. Per questo mette a loro disposizione tredici bus che, ogni giorno, portano e riaccompagnano i ragazzi che abitano più lontano, copre le spese per i pasti che quotidianamente gli iscritti consumano, provvede ai libri di testo e ai computer per i laboratori, offre corsi di formazione per i professori, garantisce la presenza costante di un’infermiera. La retta annuale per frequentare il liceo è di 4.000 dollari, per medie inferiori ed elementari occorre invece sborsarne 3.400.

Disciplina molto ferrea
La mattinata per questi ragazzi, divisi in sezioni maschili e femminili come in tutte le altre scuole islamiche di New York, inizia con l’antica preghiera di sottomissione ad Allah. Poster con le massime del profeta Maometto campeggiano in ogni classe. Tutti gli studenti devono indossare la divisa della scuola: per le ragazze una lunga tunica e il velo, per i ragazzi un pantalone grigio con giacchetta blu. Le regole disciplinari sono molto severe. Vige un sistema di “punti penalità” che, se accumulati, comportano punizioni. Gli studenti che portano a scuola giocattoli, fumetti, cosmetici o gioielli subiscono tre demeriti, cinque se manifestano comportamenti non rispettosi verso gli insegnanti e altri cinque se sono sorpresi a flirtare con altri compagni. La punizione per chi colleziona cinque demeriti consiste nell’isolamento durante la pausa pranzo per tre giorni, dopo trenta demeriti si viene sospesi e dopo quaranta espulsi.
«Il trasferimento per studenti che provengono da una scuola pubblica può essere difficoltoso» dice a Tempi Abuasi, ma «questo è quello che i genitori spaventati dalla perdita della loro cultura, dal permissivismo e dall’affollamento delle scuole statali richiedono per i propri figli, anche a costo di fargli perdere un anno perché non pronti agli standard delle scuole islamiche».

La collaborazione con l’ospedale ebraico
La scuola è parificata con gli standard americani e l’insegnamento avviene in lingua inglese. Oltre alle cinque ore standard di lingua, educazione civica, matematica, arte e scienze, ogni giorno i ragazzi sono tenuti a frequentare un’ora di lingua araba e un’altra di studio del Corano. Uno degli scopi della scuola, spiega Abuasi, è «preparare gli studenti nati da immigrati di prima generazione, che costituiscono la maggioranza degli iscritti, ad integrarsi con una realtà esterna diversa e complessa divenendo così autentici americani». Per questo, oltre ai regolari studi di storia ed istituzioni politiche americane, gli studenti svolgono cento ore annuali di internship presso realtà esterne alla scuola.
Abuasi è riuscito ad avviare presso l’ospedale ebraico Maimonide un programma dove gli alunni possono approfondire gli studi con laboratori di fisica. Altre attività consistono in brevi stage presso giornali, studi di avvocati o aziende di grafica. Durante l’anno vengono invitati professionisti a parlare del proprio lavoro. Un investigatore dell’Fbi ha recentemente raccolto l’entusiasmo dei ragazzi di Al Noor con i suoi racconti. Periodicamente i ragazzi sono coinvolti nella campagna elettorale per alcuni candidati che la comunità islamica decide di appoggiare. Nel 2004, durante le elezioni per il rinnovo del senato di New York gli studenti di Al Noor hanno distribuito volantini in favore del candidato repubblicano cattolico e d’origine irlandese Martin Golden. Golden è stato rieletto.

Un consiglio alla via Ventura di Milano
Abuasi è fiero che alcuni suoi studenti siano riusciti ad accedere alle prestigiose università di New York, Columbia e NYU. Solo attraverso una buona carriera professionale ed un impegno in politica «questi ragazzi potranno offrire una migliore immagine dell’islam in America e svolgere un ruolo chiave per i musulmani e gli arabi. Occorre far loro comprendere che gli Stati Uniti sono un grande paese che offre libertà e opportunità a tutti». Messo al corrente della situazione della scuola straniera di via Ventura a Milano, Abuasi si sente in dovere di offrire un consiglio ai suoi «fratelli musulmani: se non imporrete l’insegnamento dell’italiano ai vostri ragazzi, perderete la vera sfida dell’integrazione».
Anche lo Stato del Kuwait, con un investimento di 10 milioni dollari, sta costruendo una scuola islamica di due piani in grado di accogliere circa mille studenti per far fronte alle numerose richieste d’istruzione dei ragazzi di Manhattan e dintorni. La scuola sarà ultimata l’anno prossimo e sorgerà di fianco al centro culturale islamico e alla moderna moschea dell’Upper East Side capace di ospitare alcune migliaia di fedeli. Il centro culturale islamico dell’Upper East Side, essendo frequentato da diversi funzionari e ambasciatori di Stati musulmani alle Nazioni Unite, esercita un peso non indifferente sulla vita pubblica newyorchese. L’anno scorso il sindaco Bloomberg ha organizzato un iftar, la cena serale che rompe il digiuno durante i giorni di Ramadan, per i leader musulmani di New York.

Al Qaeda a Brooklyn
Ma non è tutto rose e fiori tra islam e New York. A destare maggiori preoccupazioni è la moschea Al Farooq che sorge nel mezzo del quartiere arabo di Brooklyn su Atlantic avenue. Qui hanno predicato Omar Abdel Rahman, lo sceicco cieco coinvolto nel complotto contro le Torri gemelle del 1993 e leader del gruppo terroristico egiziano Al-Gama’a al-Islamiyya ed El Sayyd Nosair anch’egli coinvolto nel complotto del ’93 ed esecutore nel ’90 dell’assassinio del rabbino Meir Kahane. I due sono attualmente condannati all’ergastolo e detenuti nel carcere speciale di Florence, Colorado. Nel 2003 il procuratore federale John Ashcroft ha aperto un’inchiesta sulla moschea Al Farooq che ha portato a galla le numerose connessioni con molti imprenditori musulmani di Brooklyn e lo sceicco yemenita Muhammad Ali Hasan Al-Moyad. Quest’ultimo è stato ritenuto colpevole di aver raccolto, prima dell’11 settembre 2001, circa 20 milioni di dollari da destinare ad Al Qaeda ed Hamas utilizzando anche i contatti della moschea di Brooklyn. Lo sceicco yemenita è stato condannato nel marzo del 2005 dalla corte federale di New York a 75 anni di reclusione.
La moschea Al Farooq sorge all’interno di una palazzina di cinque piani di cui gli ultimi due vengono utilizzati come uffici e per una scuola di arabo e Corano aperta solo durante il week-end e dedicata a ragazzi dai nove ai diciotto anni. è molto dubbio che anche all’interno di queste aule si insegni agli studenti a essere sia musulmani sia americani.

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