Napolitano chiede coesione alla nazione, ma prima chieda serietà alla maggioranza
Bene ha fatto il presidente Napolitano a richiamare, nel suo discorso per le celebrazioni del 4 novembre, le minacce che incombono sulla pace nel mondo. E ancora meglio ha fatto a ricordare che il nostro paese ha responsabilità che non si limitano alla ripetizione del mantra “L’Italia ripudia la guerra”, ma implicano la partecipazione a interventi internazionali anche armati. Dove invece l’appello presidenziale fa un po’ cadere le braccia è là dove invita allo «sforzo di coesione nazionale» in materia di politica estera. Si guardi attorno, signor presidente: questo è il paese dove firme di prestigio di sinistra e di destra si riuniscono per scrivere che gli attentati dell’11 settembre sono il prodotto di una cospirazione della Cia, e dove il ministro degli Esteri, come ha scritto Gianni Baget Bozzo, è consegnato al destino «di vagare nel mondo senza scopo e senza politica estera», o di proporre colpi di genio come quello di rivolgersi ad Ahmadinejad per ottenere la liberazione di agenti italiani rapiti dai talebani afghani. Un paese che passa dall’apertura indiscriminata delle frontiere ai romeni, unico fra i grandi paesi dell’Unione Europea, alla quasi rottura dei rapporti diplomatici con la Romania quando le cose si mettono male. Prima che alla coesione, lei dovrebbe richiamare le forze di maggioranza alla serietà.
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