Napolitano sculaccia Repubblica. Ha dato una versione falsa dell’incontro con il Pdl

Di Redazione
15 Marzo 2013
«È falso che mi siano stati chiesti "provvedimenti punitivi contro la magistratura"». Il Capo dello Stato smentisce il quotidiano romano

Spifferi dal palazzo, sussurri dalle segrete stanze, voci di corridoio, corvi parlanti. A qualcuno, di questi tempi, sarà venuto il sospetto che la redazione di Repubblica  abbia preso residenza in Transilvania.
Del fatto che il quotidiano diretto da Ezio Mauro non dia, sempre, una versione reale degli avvenimenti, se ne è accorto a sue spese anche il Capo dello Stato. In una lettera indirizzata a Repubblica, ieri, Giorgio Napolitano ha più o meno invitato il vicedirettore Massimo Giannini a rottamare la palla di vetro con cui riuscirebbe ad assistere agli incontri privati del Capo dello Stato.
Di seguito, la lettera in cui Napolitano afferma che la versione data da Repubblica sulla riunione avuta al Quirinale con il Pdl martedì mattina è falsa.

Gentile Direttore,
nell’articolo “Un premio ai sediziosi”, Massimo Giannini ha dato una versione arbitraria e falsa dell’incontro con una delegazione del Pdl da me tenuto in Quirinale martedì mattina. È falso che mi siano stati chiesti “provvedimenti punitivi contro la magistratura”: nessuna richiesta di impropri interventi nei confronti del potere giudiziario mi è stata rivolta, come era stato subito ben chiarito nel comunicato diramato alle ore 13.00 dalla Presidenza della Repubblica. Comunicato che Giannini ha ritenuto di poter di fatto scorrettamente smentire sulla base di non si sa quale ascolto o resoconto surrettizio. Né la delegazione del Pdl mi ha “annunciato” o prospettato alcun “Aventino della destra”. L’incontro mi era stato richiesto dall’on. Alfano la domenica sera nell’annunciarmi l’annullamento della manifestazione al Palazzo di Giustizia di Milano (poi svoltasi la mattina seguente senza preavviso, da me valutata “senza precedenti” per la sua gravità).
L’incontro in Quirinale con i rappresentanti della coalizione cui è andato il favore del 29 per cento degli elettori, era stato confermato dopo mie vibrate reazioni – di cui, del resto, il suo giornale aveva ieri dato conto – espresse direttamente ai principali esponenti del Pdl per la loro presa di posizione.

Quel rammarico, ovvero deplorazione, è stato da me rinnovato, insieme con un richiamo severo a principi, regole e interessi generali del paese che, solo con tendenziosità tale da fare il giuoco di quanti egli intende colpire, Giannini ha potuto presentare come “riconoscimento al Cavaliere di un legittimo impedimento automatico, o di un ‘lodo Alfano provvisorio”. Nell’incontro di ieri sera (martedì sera-ndr) con il Comitato di Presidenza del Csm – incontro da me promosso, in segno del mio costante rispetto verso la magistratura e il suo organo di autogoverno (e semplicemente omesso nell’articolo di Giannini) – è risultato ben chiaro che nessuno “scudo” è stato offerto a chi è imputato in procedimenti penali da cui non può sentirsi “esonerato in virtù dell’investitura popolare ricevuta”.

Mi auguro che da parte di Giannini, anziché deplorare aggressivamente il Capo dello Stato per non avere manifestato lo “sdegno” e la “forza” che il bravo giornalista avrebbe potuto suggerirgli, ci siano in ogni occasione rigore e zelo nei confronti di tutti i sediziosi, dovunque collocati e comunque manifestatisi.
Cordialmente.

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