Nascita (e morte) del super partito e fine di un leader

Di Tempi
02 Febbraio 2000
Nascita (e morte) del super partito e fine di un leader

Federazione e federali I giorni successivi alla conclusione del Congresso diessino sono stati caratterizzati dal dibattito sulla federazione del centrosinistra proposta dal partito di Veltroni al Lingotto.

“Abbiamo fatto una grande proposta: sono venute risposte positive e il mio invito è a far presto. Dobbiamo mandare un segnale forte e arrivare alle regionali con questa coalizione forte, non contingente, ma una grande alleanza strategica”. Spiega Walter Veltroni, all’Unità di martedì 18 gennaio.

E il quotidiano di Botteghe Oscure, annuncia nel titolo a pagina 4 che “Arrivano i primi sì alla Federazione del centrosinistra”.

Sempre martedì La Repubblica titola (pag. 8): “Federazione, primi passi. Il sì di asinello e Ppi”.

E, infatti, Arturo Parisi risponde: “Sono irritato dall’enfasi che ha dato al pluralismo interno al suo partito: voleva mettere il cappello su tutte le sedie, dai cattolici agli ambientalisti fino ai comunisti. Non è difficile leggere dietro a tutto ciò una tentazione di egemonia”.

Secondo Sergio Rutelli, dei democratici “al congresso di Torino i Ds hanno progettato un partito unico”.

Pierluigi Castagnetti, segretario del Ppi contrappone un patto di centro “tra le forze culturalmente affini”.

Il ministro popolare della Difesa Sergio Mattarella aggiunge: “Rafforziamo la componente di centro. Ma siamo davvero così cresciuti da poter già parlare di soggetto unico? Ci sono valori diversi”.

Clemente Mastella dichiara: “La diversità è un bene per la democrazia. Credo che riconoscerla sia un dovere di tutti e risponda alle esigenze di articolazione su territorio di culture e tradizioni”.

Per il leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti “a Torino è nata una nuova forza politica che ci chiede di avere un diverso approccio: il rapporto fra i nostri due progetti sarà assai più conflittuale di prima. Misuriamoci sulle cose”.

E mercoledì 19 il leader dei democratici Parisi illustrava con un esempio l’aspirazione egemonica dei Ds: “La modalità con cui i media hanno coperto il congresso, che in alcuni passaggi ha avuto tratti da Film Luce”. Chissà che cosa intendeva dire…

Parlamento diessino Dallo statuto dei Ds presentato al congresso si legge che il nuovo partito è costituito dall’incontro delle tradizioni socialista, democratica, antifascista, liberale, laica, cristiano sociale, ambientalista e dal movimento per i diritti umani.

A questo punto sarebbe lecito nutrire qualche dubbio sulla reale utilità del Parlamento. Non sarebbe più comodo delegare ogni potere legislativo al prossimo congresso dei Ds? Tanto ci rappresentano già tutti…

Morte di un leader: cortigiani di ieri e di oggi Mercoledì 19 gennaio è giunta la notizia della morte di Bettino Craxi. E giovedì i quotidiani dedicavano molte pagine di commenti e commemorazioni del defunto leader socialista anche da parte degli avversari e dei vecchi compagni che lo avevano abbandonato:
“È morto un grande socialista. È morto un grande italiano. Un gravissimo senso di colpa peserà su quanti non hanno compreso, o non hanno voluto comprendere, il dramma che Craxi ha vissuto lontano dalla sua patria”, Enrico Boselli, segretario Sdi.

“Craxi è stato una luce per la sinistra nella notte della ragione politica a sinistra… questa morte, una catastrofe civile, gli restituirà la stima degli italiani”, Claudio Martelli, ex delfino di Craxi.

“Questa morte si poteva forse evitare se gli fosse stato consentito di curarsi in un ambiente più appropriato”, Giuliano Amato, ministro del Tesoro.

“C’aggia fà? Non sono il Padreterno. Mah. Di lì ci dobbiamo passare tutti”. Gerardo D’Ambrosio, procuratore capo di Milano.

“Uomo politico capace, uomo di governo di forte statura con il quale ho avuto una feconda collaborazione”, Oscar Luigi Scalfaro, ex presidente della Repubblica.

“Un protagonista della politica, della sinistra e del socialismo italiano, allo stesso tempo forte e discusso”, Walter Veltroni, segretario Ds.

“Era un uomo di valore. La scomparsa improvvisa di Bettino suscita in me sentimenti di profondo cordoglio e di sincera partecipazione. Con lui viene meno una personalità di rilievo che ha assunto un ruolo importante nell’evoluzione del nostro paese e su cui la storia potrà dare un giudizio compiuto”, Massimo D’Alema.

“La presidenza del Consiglio è pronta ad assicurare lo svolgimento delle esequie di Stato dell’ex presidente del Consiglio”, il portavoce di Palazzo Chigi.

Così parlò Tonino “Questa ulcerosi alla pianta del piede sinistro… se ho ben capito c’è un foruncolone a un piede. Un foruncolone con il pus”, Antonio Di Pietro.

L’araldo della storia Così Giuseppe D’Avanzo, venerdì 21 gennaio sul Corriere della Sera: “La tragedia di Bettino Craxi è dunque simile all’abisso che si sta aprendo sotto i piedi di Helmut Kohl? (…) Il dramma che angoscia oggi la Germania non è molto diverso allora dalla catastrofe che ha inghiottito il sistema politico italiano tra il 1992 e il 1994? (…) Questa definizione di Tangentopoli (‘finanziamento illegale della politica’) suona falsa perché inadeguata e mitologica.”, cioè “al di là di ogni sua riscontrabile base fattuale”. “Ce ne sono molti di ‘miti’ nella storia d’Italia, ‘il risorgimento tradito’ (sic), ‘il saccheggio del sud’ (sic), ‘la resistenza tradita’ (sic)”.

L’inqualificabile trombettiere di palazzo (di giustizia) presta la penna alla riscrittura, anzi trasposizione in mito della storia. Quanto successo negli ultimi otto anni, quanto affermato da Craxi pubblicamente e mai smentito, è mito come i crimini dimostrati dei partigiani, come lo svuotamento del Banco di Napoli, come l’intervento della massoneria nell’unità d’Italia… Tra un po’ Craxi diventerà una sorta di minotauro divora-tangenti dal quale ci hanno liberato i Teseo in toga e della sinistra. E il mito diventerà storia. E questa gente scrive sul Corriere della Sera…

Il comunicato della famiglia “Inseguito da una campagna di odio e di aggressioni senza precedenti nella storia repubblicana, egli ha difeso come ha potuto la propria libertà che, amava ripetere, equivaleva alla propria vita”. Questo il comunicato della famiglia Craxi, che ringrazia il presidente tunisino e il suo popolo per l’ospitalità offerta, il Papa, il capo dello Stato Ciampi, amici e avversari e ricorda di avere spesso invocato “una soluzione equa, giusta e possibile”.

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