Natale invisibile
Con un po’ di sfrontatezza e con un minimo di santa irriverenza si potrebbe forse mettere una taglia su Gesù bambino. E offrire una ricompensa a chi fornisce informazioni per la scomparsa del minore. Si avvicina il Natale e pare che nelle scuole d’Italia anche fare il presepe o l’albero con le palline rosse e d’oro sia diventanto un problema. Esempi non ne mancano sulle pagine dei giornali che raccontano sempre più spesso di elementari o medie inferiori dove zelanti insegnanti, per non offendere quella quota di studenti stranieri che frequenta le lezioni, s’è posta il cruccio: possiamo far loro festeggiare la nascita di un Dio che non riconoscono? Già, possiamo?
Un fatto generale che accomuna tutte le vicende: a imporre il problema sono sempre stati i docenti, raramente la questione è nata da una richiesta di studenti musulmani o cinesi. Si è voluto dare una risposta a una domanda che non è mai stata posta. In secondo luogo, prima di un sommario elenco degli episodi riportati dalla stampa, occorre di nuovo notare che le stesse autorità religiose islamiche hanno tacciato di eccesso di zelo gli insegnanti che difendevano le loro scelte parlando di “rispetto”, “pace”, “gesto”, “bontà”. D’altro canto, chi ha difeso la presenza del presepe lo ha fatto in nome della “tradizione”. Ma qui non è in gioco né il rispetto né la tradizione (nel senso di scialba e insignificante ripetizione di un rito), ma qualcosa di molto più semplice: una nascita.
Il magio Arafat, Emergency, Cappuccetto Rosso
Nella scuola materna “Walt Disney” di Castelfranco (Modena) quest’anno Babbo Natale non distribuirà i doni nei giorni precedenti il 25 dicembre. Secondo i docenti «La scuola lavora per l’integrazione, ma non ha alcuna intenzione di cancellare alcunché… tanto che stiamo insegnando le filastrocche di Natale». Un volonteroso capogruppo in Regione di Alleanza Nazionale ha deciso di raccogliere le firme «in difesa di Babbo Natale».
Giuseppe Ferrigno, un artigiano di San Gregorio Armeno in provincia di Napoli, ha presentato alla stampa la statuetta di Yasser Arafat da posizionare fra il muschio accanto a quella dei re magi e dei pastorelli. Sempre in provincia di Napoli alcune scuole hanno deciso di allestire presepi “multietnici” con statuette di personaggi bianchi, neri e gialli. Per favorire ancor più l’integrazione è stato annunciato che il capodanno sarà festeggiato secondo la tradizione cinese.
Nelle scuole milanesi la percentuale di immigrati raggiunge in alcune classi il 30 per cento. Per non recare offesa a nessuno, gli insegnanti hanno inventato la “Festa della solidarietà” e la “Festa dell’inverno”. Alla materna di Concorezzo si racconta la storia del “pacchetto rosso” «per insegnare – dicono i professori – lo spirito di generosità, amore e fratellanza». Nella scuola elementare di via Dolci il vicepreside ha pensato che il 25 dicembre necessitava di una caratterizzazione al passo coi tempi e così ha proposto il “Natale solidale”. Gli alunni hanno preparato dei lavoretti che poi si scambieranno affinché, «attraverso la predisposizione di un angolo di solidarietà, gli allievi offrano i manufatti dai loro preparati e raccolgano contribuiti volontari a finalità benefica». Perché, spiega il vicepreside, «il Natale è soprattutto l’occasione per un gesto». Un mercato natalizio è stato proposto alle elementari Mugello-Mezzofanti. Come l’anno scorso il ricavato sarà devoluto all’associazione umanitaria “Emergency”. I docenti hanno rivelato che il presepe c’è ma «è in una parte dell’istituto abbastanza riservata in modo che chi non vuole, non è costretto a vederlo». Rosanna Necrosio, insegnante dell’elementare di piazza Sicilia, ha trovato una formula non compromettente per rispondere ai giovani immigrati che le chiedono cosa sia il Natale: «Ognuno crede a ciò in cui vuole credere».
Alla scuola elementare Ciardi di Treviso sono stati aboliti il presepe e la recita natalizia. In loro vece quest’anno sarà raccontata la favola di Perrault, “Cappuccetto Rosso”. Così si è espressa Gigliola Zanatta, referente per l’istituto del Circolo didattico: «Lo spettacolo su Cappuccetto Rosso rientra in un ampio progetto didattico dedicato alla pace. Per parlare del Natale e della tradizione ci sono altre occasioni. In questo caso la programmazione didattica si concentra sul valore della pace a cui si ispira il progetto».
Alla scuola elementare “Fogazzaro” di via Cuzzi a Como ai bambini è stato fatto depennare il nome “Gesù” da una canzoncina di Natale. La parola è stata sostituita col termine “virtù”. Dopo le proteste dei genitori e anche dei tre bambini musulmani della classe dove era avvenuta la censura, i responsabili di istituto si sono detti sorpresi «che la vicenda avesse sucitato tanto clamore». Commentando l’episodio, il non certo “moderato” imam della moschea di viale Jenner di Milano ha detto: «Le tradizioni che esistono da duemila anni vanno tenute e rispettate. Queste maestre hanno peccato di troppo zelo».
Da ultimo, in alcune scuole della provincia di Vicenza è stato deciso di non allestire presepi nelle classi per «rispetto dei bambini di confessioni diverse». Persino la canzone “Tu scendi dalle stelle” è stata eliminata da quelle cantabili perché ritenuta troppo legata alla tradizione cristiana e quindi poco multietnica.
Il Natale nel Corano
Un musulmano illuminato come Magdi Allam sul Corriere della Sera (“Fate il presepe, non offendete i ragazzi islamici”, 2 dicembre 2004) ha sottolineato il relativismo culturale sotteso a queste posizioni e fatto notare che anche nel Corano ci sono versetti dedicati alla nascita del Dio dei cristiani («E quando gli angeli dissero a Maria: “O Maria, Dio t’annunzia la buona novella d’una Parola che viene da Lui, e il cui nome sarà il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro e uno dei più vicini a Dio. Ed egli parlerà agli uomini dalla culla come un adulto, e sarà dei Buoni”», Sura III 45-46). Altri commentatori hanno rivendicato la necessità di preservare le nostre tradizioni. Il ministro delle Riforme Roberto Calderoli, dopo i fatti di Treviso, è sbottato: «Ma stiamo diventando matti? Vogliamo cancellare la nostra identità nel nome di Allah?».
Il miracolo che preserva il mondo
Stiamo diventando matti? Arriva il Natale dunque non è tempo di prediche, è tempo di riconoscere i fatti. Durante un incontro a Torino col sindaco della città, Sergio Chiamparino, e l’editorialista della Stampa Gian Enrico Rusconi, il direttore del Foglio Giuliano Ferrara, dopo lungo intervento di Rusconi sull’importanza della “Parola” cristiana per la nostra tradizione, l’ha interrotto per fargli notare che, però, c’era anche quell’altro fatto riportato dal Vangelo: «Verbum caro factum est». Non è quindi tempo di inventarsi nulla, basta fare le cronaca di cosa è successo duemila anni fa. E chiedersi se quell’evento sia ancora attuale. Le domande più belle sono quelle più semplici perché è in esse che sta in agguato il Mistero. E le domande semplici sono una prerogativa dei bambini. Quell’insegnante che ai suoi alunni musulmani che le chiedono cosa sia il Natale risponde che «ognuno crede a ciò in cui vuole credere», è irrispettosa, ancor prima delle fedi cristiana e musulmana, del suo stesso compito di insegnante: spiegare per far riconoscere i fatti. E se proprio non sa da dove partire, potrebbe introdurre i suoi piccoli al senso che la grande Hannah Arendt riconosceva quando sciveva: «Il miracolo che preserva il mondo, la sfera delle faccende umane, dalla sua normale, “naturale” rovina è in definitiva il fatto della natalità, in cui è ontologicamente radicata la facoltà di agire. È, in altre parole, la nascita di nuovi uomini e il nuovo inizio, l’azione di cui essi sono capaci in virtù dell’esser nati. Solo la piena esperienza di questa facoltà può conferire alle cose umane la fede e la speranza, le due essenziali caratteristiche dell’esperienza umana che l’antichità greca ignorò completamente. È questa fede e speranza nel mondo che trova la sua più gloriosa ed efficace espressione nelle poche parole con cui il Vangelo annunciò “la lieta novella” dell’avvento: “Un bambino è nato fra noi”». O, con parole ancor più semplici, potrebbe dire loro che il Natale è il compleanno di Gesù. E che, da che mondo e mondo, si festeggiano i compleanni dei vivi, non dei morti.
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