Natale? Yas Please
Per dimostrare ad alcuni esponenti diessini che la questione riguardante il presepe nei luoghi pubblici non è poi così “pretestuosa” e “provinciale”, non ci vuole molta fatica: un’occhiata su Internet, un telefono ed il gioco è fatto. Già, perché con poco sforzo scopriamo che la polemica sulla rappresentazione della natività non è prerogativa italiana ma, anzi, ha investito un paese tutt’altro che provinciale o bigotto come la Gran Bretagna. Non ci riferiamo all’idiota intuizione dei curatori del museo delle cere Madame Tussauds di utilizzare David Beckham e la moglie Victoria Adams nei panni di Giuseppe e Maria e neppure alla reazione forse un po’ scomposta del visitatore che ha deciso di distruggere le due statue, ma alla veemente campagna pro-presepe lanciata dal tabloid popolare The Sun (cinque milioni di copie vendute al giorno, da solo più di tutti i quotidiani italiani messi insieme) e all’altrettanto vibrata difesa del simbolo cristiano fatta dal capo della Commission for Racial Equality britannica, quel Trevor Phillips prima alfiere del multiculturalismo e ora suo strenuo oppositore. Partiamo proprio da quest’ultimo che, contattato da Tempi, non ha avuto remore nello spiegare la propria posizione. «La celebrazione della festività natalizia, con i suoi riti e i suoi simboli, non è affatto offensiva per le minoranze presenti in questo paese e altrove. Non è affatto una esclusiva razziale, non c’è nulla di discriminante. Un bando sul Natale non è soltanto stupido agli occhi di chi si professa cristiano, visto che moltissime persone di altre fedi sono addirittura sconvolte soltanto dal fatto che noi si discuta di una simile idea. Molte delle persone che vogliono bandire il Natale assumono questa posizione per apparire dei liberali, soprattutto agli occhi dei musulmani di cui fingono di non voler urtare la sensibilità e i sentimenti. Purtroppo questi signori sono gli stessi che con grande disinvoltura si dimenticano completamente di chiedere alle minoranze che intendono difendere a parole cosa le stesse vogliano e pensino: questo, a mio modo di vedere, è un modo di agire veramente repressivo, quasi assolutista». Non male, essendo Trevor Phillips l’uomo chiamato a guidare l’organismo governativo deputato a vigilare sull’uguaglianza razziale e a contrastare le discriminazioni etniche e religiose e che, cosa non di poco conto, è di colore. Di più, congedandoci Mr. Phillips ci tiene a sottolineare un’ultima cosa: «Nel foyer della nostra sede abbiamo uno splendido albero di Natale, completamente addobbato: nessuno, ad oggi, ha avuto qualcosa di cui lamentarsi. E di razze e religioni qui ne passano parecchie». Ma se Trevor Phillips non ha avuto remore nello schierarsi, ancora meno neutralità è pervenuta dal Sun che lo scorso 9 dicembre ha fatto partire la campagna “Save our Christmas”, con un logo ad hoc che campeggerà sulla cover fino alla fine dell’anno, sparando in prima pagina un’immagine della natività sormontata dalla scritta “Allora è questa l’immagine più offensiva per la Gran Bretagna?”. Addirittura di fuoco le parole usate dal decano Harry Macadam per giustificare la decisione del tabloid: «Sempre più spesso non solo le immagini natalizie ma la stessa iconografia cristiana viene sacrificata da qualche presunto liberale sull’altare del politicamente corretto. A Natale, poi, questo diventa clamoroso: sempre più spesso sui luoghi di lavoro e in quelli pubblici non solo vengono vietati i simboli, ma addirittura scoraggiate le tradizioni come le feste tra colleghi o conoscenti. Lo stesso primo ministro, un credente, quest’anno sui biglietti di auguri ha fatto scrivere soltanto “Felice anno nuovo” omettendo completamente il Natale. Bene, a questa assurda dittatura del politically correct che vuole eliminare un’immagine cara alla stragrande maggioranza dei britannici noi rispondiamo che siamo cristiani, britannici e fieri di esserlo. Tanto più che il presepe non arreca alcuna offesa a credenti di altre fedi, sono le stesse comunità musulmane, ebraiche e sikh a dirlo chiaramente: siamo alla prevenzione dolosa di un’offesa inesistente, sono solo i liberal ad aver vergogna del presepe, a volerlo eliminare, ma siccome non hanno il coraggio di uscire allo scoperto utilizzano l’alibi delle diverse sensibilità e delle minoranze».
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