NAZI CRESCONO (AL CENTRO SOCIALE)
Che differenza c’è tra i sedicenni che aggrediscono verbalmente e fisicamente i ragazzi della squadra di calcio giovanile ebraica Maccabi e gli esagitati che, pochi giorni dopo, minacciano una professoressa dell’Università di Torino per aver organizzato un dibattito con un rappresentante dell’ambasciata israeliana (e nei mesi scorsi lo stesso era avvenuto negli atenei di Pisa e Firenze)? Nei comportamenti e nel metodo utilizzati gli episodi sono sovrapponibili. Eppure i primi pare siano animati da un’ideologia di estrema destra, mentre i secondi sembra facciano parte di gruppi di estrema sinistra. I primi sono esecrati dal mondo politico (salvo poi le tentazioni che ogni tanto emergono di stringere alleanze con Alternativa Sociale), i secondi sono compagni che sbagliano, sono tra i manifestanti che al 25 aprile fanno sfoggio di antifascismo. La sostanziale identità dei due fenomeni non viene colta e riconosciuta innanzitutto dagli stessi protagonisti. Non si tratta solo della violenza che li unisce, oramai l’odio (per gli ebrei, l’Occidente e se stessi) li avvicina. Le differenze sfumano. Dovrebbe far riflettere gli animatori e i frequentatori dei centri sociali che uno dei loro punti di riferimento, il saggista Noam Chomsky, abbia scritto una generosa prefazione per uno degli ultimi libri di Robert Faurisson, storico negazionista della Shoà. Chi accusa di nazismo Israele non può che andare a braccetto con quanti negano i campi di sterminio.
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