Necessarie incongruenze

Di Persico Roberto
03 Maggio 2007
Le imprecisioni ci sono perché quei testi sono racconti di testimoni per i quali era inutile soffermarsi su dettagli allora noti a tutti

«Di fatto, le incoerenze e le contraddizioni fra gli evangelisti, le stranezze delle narrazioni stesse, hanno costituito da due secoli a questa parte una forte obiezione contro la verità storica dei Vangeli, dato che un testimone contraddittorio non può essere affidabile. Allo stesso modo, risulta difficile considerare informazioni vere, corrispondenti a fatti reali, i dati assurdi o senza senso che a volte si leggono nei Vangeli». Così come incomprensibili risultano le incongruenze tra i diversi testi evangelici: «Luca narra la predicazione a Nazaret all’inizio dell’attività pubblica di Gesù, mentre Matteo e Marco la collocano più avanti nel suo ministero; il discorso delle parabole in Marco precede quello delle istruzioni agli apostoli mandati in missione, mentre Matteo offre un ordine inverso».
Non si può dire che Los orígenes históricos del cristianismo, l’ultimo libro di José Miguel García, nasconda le difficoltà poste dai testi evangelici. Ma le affronta da una prospettiva opposta a quella dei vari Ehrman e Flores D’Arcais: vuoti, imprecisioni, contraddizioni derivano proprio dal fatto che non si tratta di biografie né di testi di insegnamento religioso, bensì del racconto di testimoni oculari, che non avevano bisogno di soffermarsi su particolari che si supponeva tutti conoscessero. E molte incongruenze si spiegano se si riconoscono le evidenze a favore dell’esistenza di un testo aramaico anteriore e di imprecisioni nella traduzione in greco. Come quando Matteo (19,1) dice che Gesù andò dalla Galilea alla Giudea «all’altro lato del Giordano», con un palese errore geografico; ma il termine aramaico ‘eber significa tanto «all’altro lato» quanto «al lato»: il traduttore greco, che non conosceva i luoghi, ha fatto la scelta sbagliata; l’originale era giusto.
La parte forse più interessante è quella in cui García affronta il tema più controverso, i miracoli; mostrando come i prodigi di Gesù siano radicalmente diversi sia da quelli riferibili ai vari maghi dell’antichità, sia da quelli che avrebbero potuto essere immaginati secondo la mentalità dei suoi discepoli. Ma questa è la pietra di paragone su cui si misura la lealtà del lettore. «Emblematiche – scrive – sono le parole scritte da Ernest Renan nella prefazione alla tredicesima edizione della sua famosa Vita di Gesù: “Che i miracoli riferiti dai Vangeli non siano reali non è per noi il risultato dell’esegesi; è anteriore a essa. Non è perché mi è stato dimostrato che gli evangelisti non meritano credito che rifiuto i miracoli che raccontano, è perché raccontano miracoli che dico: ‘I vangeli sono leggende; possono contenere della storia, però certamente non tutto in essi è storico’”. Tutti quelli che negano a priori la storicità dei Vangeli – prosegue García – Jean Guitton li accusa di slealtà con la realtà: “Voi non negate in nome degli scavi, in nome della ricerca. Perché noi abbiamo dimostrato che la ricerca, gli scavi, la conoscenza profonda delle lingue e dei luoghi non contraddicono la testimonianza. La vostra negazione non si fonda sulla scienza, ma su un assioma che considerate frutto della ragione e che consiste nel proibire in anticipo il miracolo”». ì

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