Nella fabbrica del cioccolato

Di Valenti Annalena
27 Ottobre 2005

Un film per tutta la famiglia: “La fabbrica di cioccolato” di Tim Burton, che con la sua immaginazione non sfigura di fronte a Roald Dahl, autore del libro da cui il film è tratto. Il bellissimo fiume di spumoso cioccolato e i “sorbioli” di dolce caramella sono quelli del libro, come la barca rosa che par cristallo, ma si può leccare, e la catapecchia in cui abita Charlie, il bambino del film, con cui ognuno dei nostri figli si identifica. Gli altri personaggi, i bambini con vizi portati all’eccesso, e Willy Wonka, uno svitato e perfetto J. Depp, sono quelli di Dahl. Ma c’è una differenza tra libro e film: una grande esaltazione della famiglia da parte di quest’ultimo. Non solo come moralmente educativa: Charlie è buono, generoso, tiene in considerazione i vecchi nonni, perché i genitori sono così e così lo educano. Il film fa un passo ulteriore, la famiglia, normalmente allargata di Charlie: padre, madre, due nonni, due nonne, è il legame che fa crescere il bambino, fonte della sua libertà e creatività. Passo che Dahl non ha mai fatto, contribuendo anzi a consolidare il pensiero per cui esista un “popolo di bambini” che debba crescere senza ultimamente fidarsi dell’adulto. Un vero peccato per chi ha avuto il grande genio (e non sono tanti) di inventare la tavoletta di Cioccocremolato delizia Wonka al Triplosupergusto.

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