Nella graziosa repubblica sovietica delle Marche la Resistenza continua

Di Cominelli Giovanni
28 Settembre 2006

Il testo della Delibera 1021 stabilisce che tra gli aventi diritto alla tariffa agevolata sui mezzi di trasporto pubblico regionale e locale ci siano anche «perseguitati politici, antifascisti o razziali riconosciuti, nonché cittadini cui sia stato riconosciuto dallo Stato italiano il diritto ad asilo politico ai sensi della vigente legislazione e rifugiati riconosciuti tali dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i profughi». Il testo figura in italiano, ancorché con qualche problema semantico e qualche brachilogia eccessiva. Che significa, infatti, “razziali”? Nelle Repubbliche socialiste sovietiche tali provvedimenti erano piuttosto diffusi, soprattutto a favore dei veterani delle grandi battaglie della Seconda guerra mondiale. Come individuarli era semplice: portavano inchiodate sul cuore svariate medaglie multicolori, ciascuna delle quali ricordava l’eroica resistenza di Leningrado o la battaglia di Stalingrado o la presa di Berlino. Più antifascisti di così difficile trovarne! Ed era anche facile distinguerli da ogni altro passeggero. Vero è che ultimamente ai mercatini dell’usato si potevano trovare miriadi di medaglie, forse svendute in cambio di un chilo di patate. Non è escluso che qualche pensionato le portasse per non pagare il biglietto. Ma il prosieguo della lettura chiarisce ogni dubbio: trattasi di una delibera della giunta regionale, non della Georgia o dell’Ossezia, ma della piccola e graziosamente collinare repubblica socialista sovietica delle Marche. La scoperta ha sciolto il mio vecchio cuore, antifascista, si intende!, in un giulebbe di nostalgia.
Solo se penso alla Milano degli anni Settanta, quando antifascisti eravamo in tanti, militanti, ma anche borghesemente annidati nei luoghi di studio e di lavoro. A parte La Russa e pochi altri, che stazionavano in San Babila e attorno alla sede del Msi di via Mancini, tutti erano antifascisti. Tuttavia si aprono non pochi problemi che la giunta dovrà certamente affrontare nella prossima riunione. Primo: come distinguere l’antifascista? Servirà l’esame di accertamento. Chi formerà gli accertatori? Si suppone un corso di formazione regionale, gentilmente finanziato dal Fondo sociale europeo. Individuato l’antifascista e il razziale, occorrerà un patentino di antifascista: sarà necessario indire un concorso per il logo. Ma forse il bus riservato per antifascisti, razziali e rifugiati politici è la soluzione migliore. O, almeno, i posti riservati.

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