Nello stesso scenario barbarico san Benedetto rifondò l’Europa
Il discorso di Ratisbona segna una cesura storica nella storia spirituale dell’Europa e del mondo. Non per i contenuti. Benché di alto livello, non dice nulla di nuovo sul cristianesimo e sui rapporti con l’islam. è il contesto mondiale che conferisce alla prolusione accademica del professor Ratzinger un significato storico, consapevolmente perseguito. Egli lancia una sfida all’identità e alla cultura dell’Occidente, già cristiano, nello scenario della globalizzazione. Si tratta di uno scenario “barbarico” analogo a quello in cui San Benedetto gettò le fondamenta della nuova Europa. Come allora, potenti forze irrompono sulla scena del mondo, sconvolgendo società, economia, cultura, istituzioni. Il futuro della città umana è di nuovo in gioco, come nel V secolo, quello di Agostino, che muore nel 430, e di Benedetto, che nasce nel 480. Si stanno affrontando in una competizione aspra tavole di valori alternative che competono per l’anima del mondo. Ratzinger incalza la tradizione liberale e democratica, la riconduce alle radici giudaico-ellenistico-cristiane e alla circolarità del pensiero antropologico e di quello teologico. Il discorso su Dio è il discorso sull’uomo e viceversa. Anche Feuerbach sarebbe d’accordo. Se l’uomo è logos, anche Dio è logos e viceversa. L’incarnazione del logos attraverso Cristo, che è l’oggetto specifico della fede cristiana, non smentisce quell’assunto originario, ne costituisce, secondo il credente, il fondamento irreversibile. Individuo-persona, libertà, responsabilità, rivoluzione permanente delle condizioni storiche: questi i frutti di quelle radici. Di qui si è dipanata la storia europea.
Resisterà questo nucleo originario dentro il melting pot globale o sarà sciolto al contatto con un Dio etnico, nato nei deserti d’Arabia, capriccioso, oppressivo di uomini e donne? Queste sono le domande del Papa rivolte a tutti gli uomini di buona volontà dentro e fuori l’Europa. Non stupisce che gli islamici, fondamentalisti e moderati, reagiscano con minacce e rappresaglie sanguinose: con ciò confermano appunto la verità del suo discorso. Stupisce che il New York Times, un giornale che ha sede nella città dell’11 settembre, parli di «un discorso tragico e pericoloso». Tuttavia ciò che è allarmante è il vile silenzio di molti politici e intellettuali, qui in Europa e in Italia. Solo la paura di perdere il petrolio? Il fatto è che il logos europeo da tempo si vergogna del logos cristiano.
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