Nell’ombra per mestiere

Di Bottarelli Mauro
26 Ottobre 2006
Scrivono i discorsi dei politici, ne curano il look, trattano con la stampa. I "maestri del raggiro" inglesi spiegano come si sono inventati il "prodotto Blair"

È innegabile che la figura dello spin doctor, termine inglese la cui traduzione è “dottore del raggiro” (lo spin è un effetto particolare che si dà alla palla da baseball, e questo significato è stato assunto per indicare l’effetto particolare che il consulente dà alle notizie da divulgare), sia intrinsecamente legata a quella di Alastair Campbell, per nove anni consigliere della comunicazione di Tony Blair e vero e proprio padrone del numero 10 di Downing Street. Ex autore di racconti porno-soft per il mensile Forum e poi velenoso notista politico del Daily Mirror (suoi bersagli preferiti erano il principe Carlo e l’ex premier conservatore, John Major), a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, Campbell si tolse la soddisfazione di licenziare un paio di ministri, far divorziare il ministro degli Esteri, far apparire l’allora presidente Bill Clinton come un fifone patentato, scegliere il guardaroba migliore per Tony Blair al fine di solleticare i sentimenti nazionalistici dei kosovari e, soprattutto, rendere la vita impossibile ai suoi ex colleghi giornalisti. In una parola, il nostro eroe inventò una figura tutta nuova di consulente politico e della comunicazione, un uomo capace di “piazzare” con logica a metà tra quella commerciale e quella dell’imbroglio il “prodotto Blair” in un mercato dell’informazione fino ad allora riottoso verso qualsiasi novità arrivasse da sinistra.
Fino ad allora il Labour era sinonimo di tasse e incapacità di governare l’economia, Campbell riuscì invece a imporlo come una speranza per il futuro del paese dopo gli anni drammatici (nel 1992 la Gran Bretagna uscì dal “serpente” monetario insieme all’Italia in seguito al cosiddetto “Black Wednesday”, il big bang della crisi economica e finanziaria) dell’ultimo governo a guida Tory. Come? Concentrando su di sé un potere a volte superiore a quello di molti ministri e soprattutto mettendo in piedi un’organizzazione ossessiva, quasi militare. Alle 8 del mattino Alastair Campbell aveva già letto tutti i giornali inglesi e stranieri ed era in grado di pianificare la comunicazione riguardante qualunque materia sarebbe stata discussa quel giorno nel mondo politico. Celeberrima, in tal senso, la “griglia” settimanale distribuita a tutti i ministri e sulla quale venivano annotati i fatti anche di minimo interesse.
Ma chi è lo spin doctor? È un consulente politico esperto di comunicazioni, che può scrivere discorsi, essere manager di elezioni, portavoce di partiti, esperto di sondaggi, o al servizio dei governi. I compiti dello spin doctor sono diversificati, ma tutti riconducibili a una radice comune: “massaggiare il messaggio”, cioè estrarre il meglio da qualsiasi situazione in cui sia implicato il suo committente, fornendo ai giornalisti e ai media una versione “aggiustata” di un evento-notizia. In tal senso Alastair Campbell sfruttò fino in fondo i suoi contatti facendo pubblicare sul Financial Times e sul New York Times il retroscena degli attriti tra Bill Clinton e Tony Blair sulla gestione della guerra del Kosovo e facendo dipingere l’ex inquilino della Casa Bianca come un uomo incapace di osare e totalmente privo di coraggio (la reazione del presidente statunitense fu una furiosa telefonata con l’invito al primo ministro britannico a «ricondurre all’ordine quel pazzo del tuo collaboratore»). L’effetto voluto, comunque, era raggiunto.
Ma uno spin doctor degno di questo nome deve saper gestire una crisi con messaggi o tattiche comunicative ad hoc, specialmente nel settore della politica, nei confronti ad esempio di una decisione impopolare, correggendo e smussando eventuali incaute prese di posizione del politico che assiste, e fornendo ai media (e quindi all’opinione pubblica) l’interpretazione più “sexed up”, più eccitante, delle esternazioni del soggetto per cui lavora, al fine di evitargli critiche o comunque commenti malevoli. In tal senso Campbell esagerò quando creò addirittura un “ufficio disinformazione” che spianasse la strada alla decisione politica di attaccare l’Iraq: pagò questa scelta con la perdita del posto nell’estate del 2003, dopo mesi di aspre polemiche raccontate nel libro People who live in the dark di Andrew Blick. Un’altra attività dello spin doctor è fornire notizie cosiddette “informali” ai giornalisti, facendole passare per confidenze o facendole filtrare come notizie “anonime”: comunque sia, inbellettandole con l’abito dell’esclusiva per renderle più appetibili alla pubblicazione.

Una questione di interpretazione
L’altro compito fondamentale è addestrare un politico affinché non caschi nelle trappole che la stampa pone sul suo cammino, specialmente in periodo pre-elettorale. Nel gergo degli spin docs spuntano quindi fior di nomi in codice. Per esempio, non si deve cadere nella cosiddetta “would you say question”, ovvero in un’argomentazione trattata da altri (e che ha già scatenato polemiche o clamore) con la formula del “quindi direbbe che” visto che si presta a facili e interessati travisamenti che sortiranno effetti comunque decuplicati rispetto a qualsiasi smentita a posteriori. Oppure l’utilizzo della “Pinter Pause”, cioè far seguire alla risposta dell’intervistato un lungo silenzio che lo metta in imbarazzo e lo porti a interrompere quest’impasse con la prima cosa che gli passi per la testa (avendo perso la concentrazione), spesso cadendo in discorsi personali o informali. O ancora la “Colombo’s killer question”, tipologia di domanda che si rifà al personaggio del celebre telefilm poliziesco e che consiste nel condurre un’intervista molto soft culminante però in una domanda “killer” che imbarazzi l’intervistato quando la sua guardia si sia abbassata.

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