Nessuno ha sentito, ma Dio c’era nella stanza sporca in via Paisiello
Una prostituta di 73 anni è stata trovata assassinata a Milano. Ha scoperto il corpo un vicino, richiamato dall’odore che usciva da uno squallido monolocale. Erano passati diversi giorni, forse una settimana dall’omicidio, quando la polizia è arrivata nella casa di via Paisiello, vicino a piazzale Loreto. Una casa di ringhiera di quelle lasciate andare, non ristrutturate ancora dalle immobiliari. Un ballatoio, l’intonaco del muro sfatto. Dentro, si è letto nelle brevi cronache sui giornali, c’era soltanto un letto, un acquaio e dei bicchieri. La vecchia era riversa per terra, svestita. Chi l’ha uccisa le ha conficcato una forchetta in gola. Così l’hanno trovata, dopo giorni in cui nessuno l’aveva cercata.
La donna, che chiameremo Maria, era nata nel 1933 in Algeria, e nel 1961 s’era sposata con un italiano. Figli, stando alle carte, nessuno. Morto da molti anni il marito. I vicini la incontravano da sola. Portava una parrucca nera per nascondere i capelli bianchi, era gentile ed educata. Quando scambiava due parole, diceva di essere originaria di Parigi. Il pomeriggio usciva vestita da lavoro: stivali e gonna corta, trucco marcato. Batteva le piccole vie dietro a Loreto, dove vecchi soli vanno a cercare poche lire di compagnia. Non si sa, ad oggi, chi abbia ucciso la prostituta, né si spiega la ferocia di quel colpo vibrato alla gola per rapinare al più l’incasso di una serata. Già due giorni dopo i quotidiani non scrivevano più di questa storia. I delitti fra balordi e fra puttane interessano poco i lettori. La gente perbene trova normale che chi fa una certa vita faccia anche una certa morte.
Tuttavia l’omicidio subito dimenticato ha qualcosa in sé di una disperazione fuori dall’usuale anche per la cronaca nera. L’età, soprattutto, di Maria. Una vecchia di 73 anni ancora sul marciapiede in minigonna è una figura di tragedia. Una, che appena sappia amministrarsi con un minimo di oculatezza nei suoi anni migliori, non arriva a dover battere nell’età in cui anche le più ostinate sue compagne sono rispettabilmente ritirate, o accolte negli ospizi. La donna della casa di ringhiera, invece, fino all’ultimo giorno sulla strada. Raggirata forse, sfruttata, per essere costretta ancora a vendere i poveri resti della sua bellezza? La vedevano, le più giovani compagne, allontanarsi con gli stessi vecchi habitué, venti euro per pochi minuti, e poi subito in strada di nuovo. Ma nessun amico la è andata a cercare, fino a che l’odore della morte è stato ineludibile. Maria, la donna più sola di Milano. Sotto l’apparenza miserabile di vecchia da marciapiede, chissà chi era in realtà, e cosa sperava. Chissà com’era, bambina in Algeria, e come sorrideva in quel giorno del 1961, vestita da sposa. E cosa, nel procedere degli anni, l’ha trascinata fino a lasciarla rottame in pezzi in una povera stanza. Pare una storia senza riscatto. Maria l’abbandonata, Maria la vecchia dimenticata dagli uomini a una morte solitaria e terribile. E Dio? Anche lui di Maria si era scordato? Dio non può. Dio c’era in quell’ultimo istante in una stanza squallida. Chiamato, è venuto, o forse era già lì, fedele, in attesa – colme di Lui quelle pareti sporche. Ma nessuno ha visto, nessuno ha sentito la notte che in via Paisiello Dio in persona è passato.
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