New economy alla griglia di partenza

Di Tempi
05 Aprile 2000
Il Grafico della settimana

In attesa di capire se la strombazzatissima “new economy” rappresenti davvero la via al benessere universale nel XXI secolo, o invece un’abile mistificazione escogitata per permettere a pochi speculatori borsistici di accumulare sconfinate fortune, può valere la pena di fare il punto per scoprire chi è che parte più avvantaggiato nella disfida. E si scopre che anche stavolta a menare il gioco sono soprattutto gli anglosassoni, tallonati non tanto dagli europei quanto dagli asiatici.

Un utile termometro della propensione dei vari paesi ad impegnarsi nella new economy è senz’altro la quantità di utenti di Internet presenti in ciascuno di essi. Si tratta tuttavia di un dato non facile da catturare per due ragioni: la prima è che non esistono enti istituzionali incaricati di raccogliere i dati né parametri omogenei per le numerose indagini che centri di ricerca privati effettuano; la seconda è che l’abbonamento a Internet è un fenomeno in piena esplosione, e quindi qualunque dato invecchia rapidamente. Così può accadere che sul Corriere della Sera del 22 marzo appaia un dato relativo al numero degli utenti Internet italiani fornito dall’Eito, l’European Information Technology Observatory creato nel ’95 da aziende dei settori tecnologici, che risulta obsoleto se raffrontato con quello della Nua, l’azienda irlandese di consulenza e sviluppo dei sistemi Internet le cui indagini statistiche sono utilizzate dal ministero del commercio Usa e dalle Nazioni Unite. Secondo Eito (e il Corriere della Sera) gli utenti Internet italiani erano 3 milioni alla fine del 1999, secondo Nua, invece, che trae i suoi dati da Between ICT, un broker italiano di telecomunicazioni, erano già 9 milioni nel novembre ’99! Discrepanze simili si notano anche per gli altri paesi.

Noi ci fidiamo degli irlandesi, e attiriamo l’attenzione sulle loro stime. Esse dicono che gli Usa da soli totalizzano attualmente il 44,8% di tutti gli utenti Internet, mentre l’Europa (est compreso) segue col 26,1 e l’area Asia/Pacifico è terza col 19,9. Infatti fra i 12 paesi col più alto numero di utenti 5 sono europei, 4 asiatico-pacifici e 3 americani. Ma forse più ancora interessante dei numeri assoluti sono le percentuali di utilizzatori sul totale della popolazione: queste ultime in Usa e Canada si avvicinano al 45% o lo superano, mentre nei grandi paesi europei oscillano fra il 15 e il 25%. In Asia solo due paesi superano il 20%, e cioè Corea del Sud e Taiwan, mentre tutti i paesi dell’Africa e dell’America latina stanno sotto il 4%. In Europa le percentuali “americane” si riscontrano solo in alcuni paesi nordici: Norvegia, Svezia e Islanda sono comprese fra il 41 e il 45%, più staccata c’è la Danimarca col 34%. Il che lascia pensare che la “new economy” abbia qualcosa a che fare con la freddezza di carattere.

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