Nino, quaranta anni di galera, si può vivere così?
Carissimo direttore, per prima cosa spero che stai bene! Io di me posso dirti bene. La notizia bellissima che ti do per prima è la nascita di due splendidi nipotini, Nino e Maria Rosa. Poi tutto malissimo. Dal giorno che ho messo piede in questo carcere è incominciato un calvario senza fine. Dopo quattro giorni che sono arrivato qui è morto mio fratello Sebastiano e non me lo hanno fatto vedere nemmeno morto, con motivazioni incredibili. Invece a Voghera mi hanno fatto vedere mio fratello Ciccio per due ore che era morto con una trombosi. Di Voghera non c’era pericolo di ordine pubblico. Il giudice che mi rigettò l’istanza era lo stesso, che mandò Izzo a lavorare fuori, a me dopo quasi 40 anni di carcere nemmeno con le manette mi ci ha mandato.
Dopo due mesi, nel mese di febbraio del 2002 mi applicarono l’isolamento diurno per un anno. Io questo isolamento già l’avevo scontato. E sono tre. Nel mese di agosto 2003 mi hanno comunicato che non potevo fare né colloqui nemmeno telefonate. Mi hanno ridotto tutto, 4 ore di colloqui e 2 telefonate al mese. Mi applica i reati ostativi senza che io ho questi. E sono quattro. Dopo un anno e due mesi mi ha ridato colloqui e telefonate. Dopo qualche mese mi hanno messo la censura dopo 31 anni che ero carcerato. E sono cinque. Nel mese di agosto 2005 ho fatto colloquio con mia figlia, mi hanno fatto colloquio solo con lei, ma non mi hanno fatto entrare né mio genero e nemmeno i miei nipoti che non vedevo da 4 anni. E sono sei. L’ultima è che non posso mandare disegni ai nipotini. Ho messo un disegno (in foto) così tu stesso vedi che tipologia di disegni faccio ma la cosa più assurda è che mi hanno comunicato che non posso fare e dare disegni e oggetti ai docenti. Io mi scrivo con persone di altre regioni a indici E. I. V. (elevato indice di vigilanza, ndr) e nessuno di questi reparti gli hanno comunicato questa ordinanza. E sono sette. In questa situazione fare carcere è impossibile, qui non funziona niente, più di un mese non funzionava il telefono e dicono che è rotto e non hanno i soldi per ripararlo, l’acqua calda non c’è o non è mai regolare, non funziona quasi niente. La cosa bellissima che ti posso dire è la scuola che ho fatto. È stata una favola quando ricordo le lezioni mi commuovo e ti dico di più, studiare è una cosa a dir poco splendida e ho capito il valore dello studio. Se studiavo non sarei stato qui, ma fuori che mi godevo la mia famiglia. Ringrazio tanto le prof. Luigi noi carcerati siamo persone inermi non possiamo aiutarci. Voi giornalisti non ci dovete mollare, se no siamo rovinati. Non mi prolungo a scrivere di qui. La foto della mia nipotina la puoi mettere anche nel giornale. Se vedi a Ferrara quello del La7 lo saluti e i suoi programmi sono ottimissimi. Persona ragionevole e coerente. Luigi tante grazie per i giornali che mi arrivano. Una stretta di mano con tantissima fiducia e stima.
Nino Marano, dal carcere dell’Ucciardone
Caro Nino, ricambiamo la stretta di mano, la fiducia, la stima. Ti aspettiamo fuori, nell’aldiqua, se un venticello di clemenza cominciasse finalmente a muovere un po’ di politica bipartisan sull’onda del caso Sofri (bene se lo graziano, meglio se alla grazia per Sofri seguisse finalmente un provvedimento di generale amnistia).
Ha capito da chi è composta la vera Consulta musulmana d’Italia? Dai cattolici e dagli atei devoti. Non l’ha capito? Bè, allora si legga La Repubblica di Emma Bonino, per cui «Caffarra sembra l’imam del Cairo». E poi si ripassi la lezione sul Corriere della Sera di Emanuele Severino, per cui «Il papa auspica oggettivamente uno stato teocratico».
Marta Pettenellin, via Internet
I due organi dell’Unione sono abbastanza su di giri. Noi non la beviamo naturalmente, ma neanche gli italiani, probabilmente. La questione aborto, posta come è stata posta dai fatti (un miliardo di morti in pancia sul pianeta) e dalle persone genuine (da Ratzinger a Ferrara), è molto semplice: c’è una legge che nessuno vuole cancellare e c’è un’intelligenza (della vita, della donna, delle persone normali) che siccome è consapevole sul serio che l’aborto non è un ideale, ma una tragedia, vorrebbe sul serio combatterlo (per altro in stretta applicazione della legge 194, il cui spirito, all’articolo 1, aleggia e recita «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio»).
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