No, non è la Bbc. è L’Espresso
Certo, la guerra è orrenda. Passo ore davanti alla tivù e sobbalzo a ogni immagine. Guardo il bambino iracheno che piange ferito e non mi domando se sia un trucco della propaganda di Saddam Hussein. Di bambini feriti e anche morti ce ne sono, e ce ne saranno, in tutto l’Irak. Poi vedo i marines americani uccisi in combattimento o catturati e soppressi con un colpo alla nuca, i pantaloni abbassati in segno di scherno. E subito dopo ecco altri marines prigionieri, esposti alle telecamere mentre qualcuno li interroga, anche loro umiliati e in attesa di un destino buio. Penso ai bombardamenti su Baghdad e ricordo il terrore degli adulti quando le bombe alleate cadevano sulla mia città. Anche se c’era qualcuno che diceva: «Più ci bombardano, prima i tedeschi se ne vanno e la guerra finirà». È così: la guerra non mi piace, sono contro tutte le guerre. Ma non ho comprato la bandiera della pace. E non sono andato a nessun corteo pacifista. (…) Ecco quel che rifiuto della grande ondata pacifista odierna: il disprezzo per gli Stati Uniti, il sentimento anti-americano che monta sempre più furioso. Non posso essere contro gli Usa. Troppi ricordi me lo impediscono. Sono stato un bambino della guerra, l’altra, quella terminata nel 1945. (…) Sono storie del passato!, sento dire da più parti. È un’obiezione che respingo. Se guardo al futuro, sento per istinto che proprio dal passato viene una lezione valida. L’Occidente o è unito, sulle due sponde dell’Atlantico, o non esiste, non sarà più neppure un’espressione geografica. Anche l’Europa che tentiamo di costruire con immensa fatica non può formarsi contro gli Stati Uniti. In uno dei tanti dibattiti televisivi, ho ascoltato un esperto di geopolitica dire che l’asse tra la Francia e la Germania farà sorgere una super-potenza quasi pari a quella americana. E che una nuova Europa nascerà attorno a Parigi e a Berlino. Se sono questi gli scenari che offriamo alle nuove generazioni, mi vien da tremare: gli stiamo indicando una strada che le porterà al disastro. Quanto alla guerra in Irak, mi sento uno dei tanti che, da cittadini qualunque, si sono fatti un’idea precisa. L’offensiva contro Baghdad si rivela molto più difficile di quanto si credesse. Ebbene, bisogna sperare che vada meglio, che gli americani e gli inglesi la vincano al più presto, che Saddam sia sconfitto e lasci il potere.
Gianpaolo Pansa, L’Espresso, “Sinistra anti-Usa? Berlusconi ci gode”, n. 14, 03.04.2003
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