Noi, dietro le sbarre

Di Barchiesi Andrea
10 Luglio 2003
Dal Senato alla Camera l’indultino viaggia sul filo dell’equilibrio, manco fosse la tela di Penelope

Dal Senato alla Camera l’indultino viaggia sul filo dell’equilibrio, manco fosse la tela di Penelope tessuta con mediazioni, riduzioni e sagacia politica. Benefici solo per chi ha scontato metà della pena e a chi ha un residuo di un anno: questo per ora il risultato. L’uomo al centro dell’universo e del pianeta carcere, già: ma in che modo? In base ad una teoria che circola nelle aule di giurisprudenza, gli Stati si servono della pena per risolvere alla radice i propri problemi: la ghigliottina, ad esempio, veniva impiegata, più che per rieducare, per trovare una soluzione alla sovrappopolazione. Meno cinica e più umana la confidenza di un ispettore di polizia penitenziaria al CorSera: «Se i detenuti stanno bene anche noi ce la caviamo». E poi il grido d’allarme: «Sai quanti ne salviamo ogni giorno? Molti li prendiamo per i capelli…» . Capito? Esempio pratico alla Casa Circondariale di Prato dove nelle settimane scorse è morto un detenuto di 68 anni e un altro è stato salvato per le penne. Entrambi i fatti sono stati denunciati dall’Aisc (Associazione italiana solidarietà carcere) e dai quotidiani locali. Ovviamente è aperta un’inchiesta. Salvatore Boasso doveva scontare l’ergastolo per omicidio, la sua nuova professione dietro le sbarre era quella di cuoco. Il decesso è alquanto misterioso anche se in un primo momento alcune versioni parlavano di lenzuola legate e gas spinto al massimo. Ma come avviene in questi casi c’è anche chi soffia col vento contrario. Una lettera inviata alla dottoressa Tilde Cupelli, presidente dell’Aisc, partita dall’interno della Casa Circondariale, pone seri dubbi sul suicidio per depressione. L’altro episodio è legato alle lenzuola tirate a lucido di cui si stava servendo un detenuto – il cui nome rimane top secret – per togliersi la vita. Questioni di attimi e la persona è stata salvata. E sempre alla Casa Circondariale di Prato ci sarebbero dei detenuti che patirebbero l’assenza di acqua per i più elementari servizi d’igiene. Sentita telefonicamente la direttrice, dottoressa Ione Toccafondi, ha smentito spiegando che l’acqua è sì mancata ma per un giorno soltanto e per problemi legati alla distribuzione esterna. Non sembra una cosa chiara ma da approfondire. Persino, un sergente analfabeta e dal cuore di pietra rimbrottava così l’autista di un mezzo corrazzato: «Vai piano, vai pianooo ho detto che ci sono anche le persone… anche umane».

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