Noi non abbandoniamo i cani. Né la “ruota degli esposti” i bimbi. L’imparerà mai il governo una sussidiarietà non animale?
Quando stava al posto suo, alla catena nell’aia di guardia alle galline, piuttosto che nei boschi a guatare lo spunto della lepre, il cane, come ogni altro animale benedetto da Dio, era buon sangue che il creato non mente. L’essere umano porta la sua fatica quotidiana sotto il sole. E così, nell’attesa, come dice Marina Terragni, che l’amore inghiotta tutto, pure le bestie partecipano a modo loro della fatica di stare al mondo. Ma adesso? Come la mettiamo adesso che gli esseri umani sono benestanti, vivono di paradossi e sono così depressi da non riuscire più a distinguere l’astrazione di Zenone dalla vittoria reale di Achille sulla tartaruga, i naturalismi vegani dalla natura che ci dà il dovere di pensare, e diciamo pure, di mangiare gli animali? Come la mettiamo adesso che il pesce rosso è vietato tenerlo in brocca e l’animale da cortile è viziato (e sbrocca) più del bambino d’appartamento? Adesso che, cristiani a parte, anche le bestie del Darfur si comincia a capire che dovrebbero essere un pochino più protette dall’Onu? La mettiamo con la Sanremo canina di Fabrizio Frizzi alla Rai di Roma e con la Polizia Municipale di Milano che tappezza i muri della città con manifesti minacciosi (per cui a settembre, oltre alla solita valangata di multe automobilistiche, siccome quelli hanno promesso di “non chiudere neanche un occhio”, magari quest’anno ci troveremo anche i verbali sul gatto che è passato col rosso).
La mettiamo che prendiamo l’automobile, e guai se i volontari dell’Enpa e della Lega Antivivesezione che hanno riempito di guardie e “fidopark” gli autogrill ti beccano col cane accaldato in una giornata di solleone. Guai, se il micio ha la lingua fuori e la cagnolina raglia invece che abbaiare. Guai a un sacco di cose non sciocchinamente animaliste. Anche se poi sappiamo che non si vedono molti bambini in giro e neppure molti hotel, ristoranti e residence che facciano sconti alle famiglie, con la lingua fuori e numerose. Benissimo. Ci meritiamo i sentimenti che abbiamo. Però, a proposito di abbandoni estivi. Succedono anche altre cose. Tipo quelle lette su un piccolo quotidiano, Noi qui, venduto a soli 20 cent. L’unico giornale che in una giornata di grande esodo estivo, dunque ad alto rischio di abbandono animalesco, ha raccontato degli «oltre ottomila bambini abbandonati» (fonte: Commissione bicamerale per l’infanzia), a partire dall’ennesimo caso di neonato lasciato in ospedale (nel caso, una bambina marocchina). Dunque, la buona notizia è che abbandonare un animale è un reato punito dalla legge 189/04 con l’arresto fino ad un anno o ammenda da 1.000 a 10.000 euro. La notizia così così è che torna – non di moda, ma di necessità – la cosiddetta “ruota degli esposti”. Dove puoi infilare il bambino non voluto, girare il cilindro (che una volta era di legno adesso sarà high tech), qualcuno dentro un ospedale lo recupererà, e via.
La “ruota” era stata soppressa nel 1875. È stata reintrodotta agli inizi del 2007. Dove? Intanto al policlinico Casilino di Roma e, agli inizi di agosto, perfino alla mitica clinica Mangiagalli di Milano che un tempo fu all’avanguardia in materia di aborto. E poi in un paesino del magentino, hinterland milanese, Marcallo con Casone. Dove il sindaco leghista, Massimo Garavaglia, ha motivato l’iniziativa spiegando che «molte mamme non sanno che oltre all’aborto e all’abbandono esiste anche la possibilità di non riconoscere il proprio figlio». Ergo, «questo strumento permetterà di salvare la vita di tanti piccoli e al tempo stesso potrà far felici molte nostre coppie, visto che sul territorio c’è una forte domanda di adozioni e ben conosciamo quali sono le lungaggini burocratiche e le difficoltà per poter avere un bambino in adozione». Come vedete, ogni tanto ci sono buone notizie anche per gli esseri umani, non soltanto per le bestie e per gli istinti bestiali. Ora, la domanda è: lo stato prodiano soccorrerà la logica sussidiaria che sta alla base di queste iniziative che rispondono ai bisogni della gente normale? O come ci ha ormai abituati a vedere davanti a qualsiasi problema, si tratti di lavoro o di bambini, seguirà la logica dell’emergenza statalista continua, col seguito e la moltiplicazione di vecchie chiacchiere, nuove leggi, sempre regole, aridagli con gli scandali e i tribunali? Pensaci, Romano. Che intanto l’Italia diventa un paese all’incontrario, dove come il famoso tossico con don Gelmini, è il padrone a ingrassare sotto l’occhio del cavallo.
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