Noi (non) abbiamo un sogno, Rutelli scritto in piccolo e il tempismo di Biagi

Di Lodovico Festa
24 Maggio 2001
«Il rifiuto del contagio con gli esponenti della cultura popolare è sorprendente da parte di chi avrebbe dovuto aver letto Gramsci a suo tempo»

«Il rifiuto del contagio con gli esponenti della cultura popolare è sorprendente da parte di chi avrebbe dovuto aver letto Gramsci a suo tempo», scrive Curzio Maltese su Repubblica. Difende Nanni Moretti da Fausto Bertinotti. La citazione un po’ incerta sintatticamente, politicamente pertinente. Antonio Gramsci voleva mettere Petrolini nel Comitato centrale. *** «Noi non abbiamo fatto nessuna politica che faccia sognare», dice Claudio Fava al Giornale, spiegando il voto siciliano dei Ds. Facendo sognare le manette, d’altra parte, si raggiunge solo un ristretto target di elettori: si potrebbe allargarlo, promettendo anche un po’ di frusta. *** «L’Ulivo scritto in grande e Rutelli modestamente in piccolo: è il prevalere della politica sull’uomo», scrive Adriana Zarri sul Manifesto. Sarà un segno di modestia ma è con scelte così che ci si gioca l’elettorato presbite. *** «Si sono visti davanti ai seggi personaggi loschi perfino armati», dice Pietro Folena all’Unità, parla del voto a Napoli. È in corso una deriva antimilitarista tra i Ds extragovernativi? *** «Toni da Baskerville e Vishinskij per ingiungere di votare… Rutelli» dice Oreste Scalzone a Liberazione. Quelli di Potop un tempo avevano meno buon senso di quelli del Pci. Poi sono venuti i Ds. *** «Abbiamo restituito al partito un’identità, nonostante le perplessità e tutto il resto», dice Walter Veltroni alla Stampa. Si è notato molto «tutto il resto». *** «Soprattutto a Milano, il riformismo ha significato davvero qualcosa. Oggi, quasi, non ci sono più neppure i bar», dice Milly Moratti. Negli ambienti borghesi della signora Moratti i socialisti venivano descritti come ubriaconi, il ricordo di questa leggenda deve esserle rimasto particolarmente impresso. *** «Eravamo alla ricerca di Benigni, ma si è reso disponibile solo in questi giorni», dice Enzo Biagi al Messaggero per scusarsi della sua trasmissione propagandistica negli ultimi giorni di campagna elettorale. Un bell’esempio di come la faziosità si possa sposare alla codardia.

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